Ormai ci siamo: è il giorno di Inter-Milan. Le due squadre scenderanno in campo a Riyad per giocarsi la finale di Supercoppa Italiana. Sarà il primo derby di Milano dell’era di Conceiçao, che capita appena alla seconda partita del portoghese sulla panchina rossonera. Demetrio Albertini, che conta ben 406 partite con la maglia del Milan e tre Supercoppe vinte, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport in vista di questo importante match. Di seguito le sue dichiarazioni.
Sulla gara che si aspetta: “L’Inter scenderà in campo con il dente avvelenato dopo il derby perso a settembre. Per il Milan sarà molto difficile, ma trattandosi di una partita secca, anzi di una finale, può succedere di tutto: i rossoneri quest’anno hanno dimostrato nei grandi match contro l’Inter e il Real di poter battere chiunque. Paradossalmente hanno fatto meglio con le grandi che con le medio-piccole… Sulla carta l’Inter è favorita, ma non penso in modo così netto”.
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Sulle importanti assenze per entrambe le squadre: “Credo che ci perda più l’Inter perché Thuram in questa prima parte di stagione è stato una certezza sia sotto il profilo del rendimento complessivo sia dei numeri. Leao, invece, per il Milan ha alternato prestazioni deludenti ad altre nelle quali è stato decisivo”.Su Leao:“Il suo problema è che gli manca la continuità. Non sai mai se avrai il miglior Leao oppure un giocatore meno decisivo”.Sulle due semifinali:“Inter-Atalanta è stata un bell’incontro. La formazione di Gasperini ha confermato di soffrire l’Inter che è una squadra di alto livello, straordinaria nella consapevolezza della sua forza. Difficile che gli uomini di Inzaghi sbaglino un approccio o regalino qualcosa agli avversari. Il Milan ha sofferto tanto in un primo tempo nel quale non ha creato pericoli, ma Conceiçao è stato bravo a cambiare l’andamento della sfida con le sue mosse all’intervallo e nella ripresa. I rossoneri hanno meritato di vincere”.Sul cambio di panchina dei rossoneri:“Da osservatore esterno dico che su Fonseca c’erano dei dubbi e dei pregiudizi da parte dell’opinione pubblica fin dal suo arrivo. Da un certo momento in poi mi è sembrato anche un po’ solo, non supportato a dovere dal club. Per lui ogni gara, fin dalla prima, è stata un esame. Così è dura… Quando cambi allenatore, è una sconfitta per tutti perché il tecnico non è mai il solo problema: le colpe vanno divise sempre tra chi va in campo e chi sta fuori”.Su Conceiçao:“Lui e Inzaghi sono stati miei compagni alla Lazio. Avrei scommesso che sarebbero diventati entrambi allenatori per come erano appassionati e studiavano il calcio, ma non pensavo così bravi… Per Simone parlano i risultati ottenuti sia a Roma sia con l’Inter. Sergio ha fatto benissimo con il Porto e sa tirare fuori il meglio dai suoi uomini: è uno che si arrabbia quando le cose non vanno e i giocatori lo avranno già capito venerdì all’intervallo con la Juventus…”.Sui giocatori decisivi delle due squadre:“Per l’Inter dico Dimarco, perchè lui dalla sinistra tre-quattro cross pericolosi li mette sempre. Da quella parte Emerson Royal dovrà fare parecchia attenzione. Per il Milan uno tra Reijnders e Pulisic. Non pensavo che l’olandese potesse diventare un bomber così, mentre Pulisic ero convinto sarebbe stato determinante. E infatti…”.Sul periodo no di Theo Hernandez e Lautaro:“Theo mi sembra distratto e spero torni ai livelli delle prime stagioni. Il Milan ha bisogno di un giocatore come lui, di un terzino capace di fare la differenza in ogni momento con le sue accelerazioni. Lautaro? Da tifoso rossonero spero continui così. State certi che prima o poi si sbloccherà perchè è un campione, ma mi auguro che non succeda proprio nella finale di Supercoppa”.Su Morata:“Ha segnato molto la scorsa stagione all’Atletico, ma non è mai stato un grande bomber. Per la squadra sa comunque essere utile, arretrando e creando spazi per l’inserimento dei compagni”.Sull’importanza della vittoria del trofeo per il Milan:“Sarebbe un trofeo bello e da festeggiare, ma cambiare la stagione direi di no perché il distacco dalla vetta della classifica è incolmabile e perché di successi ce ne vogliono anche altri. Vincere il derby però può dare la carica per ricorrere la qualificazione alla prossima Champions. Adesso comunque meglio non pensare troppo al futuro e concentrarsi su questa finale”.
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