L’eliminazione del Milan dalla Champions League per mano del Feyenoord continua a far discutere, e questa volta è Fabrizio Biasin a esprimere un giudizio netto e tagliente. Nel suo consueto editoriale per TMW, il giornalista ha analizzato senza sconti il disastro rossonero, puntando il dito non solo contro la squadra e la dirigenza, ma soprattutto contro Theo Hernandez, reo di un errore imperdonabile che ha compromesso il cammino europeo del club.
Un’eliminazione inaccettabile: il Milan ha fallito un obiettivo obbligato
Biasin non ha dubbi: la qualificazione agli ottavi di Champions League era un dovere per il Milan, sia per il prestigio del club sia per il valore dell’avversario, un Feyenoord ampiamente rimaneggiato. I rossoneri, però, hanno gettato al vento la loro chance già nella fase a gironi, dove hanno perso punti preziosi, costringendosi a un pericoloso playoff. L’andata in Olanda ha confermato il trend negativo, trasformando la sfida di ritorno in un’ultima spiaggia che il Milan non ha saputo sfruttare. Un triplo fallimento che, secondo Biasin, non può essere giustificato.
Errori individuali, ma anche scelte societarie discutibili
Se l’errore di Theo Hernandez ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, Biasin sottolinea come il fallimento rossonero sia figlio di una gestione societaria caotica. La campagna acquisti estiva ha portato in squadra numerosi giocatori, salvo poi vederne alcuni accantonati già a gennaio, con un mercato invernale che ha rimescolato ancora le carte. Il problema? La dirigenza si è concentrata più sui nomi che sulla costruzione di una squadra coesa e con un’identità chiara.
Il risultato è stato un Milan senza un vero leader. Biasin si chiede chi fosse il punto di riferimento del gruppo ad agosto e chi lo sia ora, dopo i cambi invernali. La risposta è impietosa: nessuno. Un team senza una guida forte può avere qualità individuali, ma difficilmente riesce ad avere un’anima e a superare le difficoltà nei momenti decisivi.
Conceiçao, un tecnico a tempo che riflette le intenzioni del club
Biasin non risparmia critiche nemmeno alla scelta dell’allenatore. Cambiare tecnico può essere necessario, ma offrirgli un contratto di soli sei mesi dimostra chiaramente le intenzioni della società. Da un lato, il club non ha voluto legarsi con convinzione a Sergio Conceiçao; dall’altro, il tecnico stesso ha accettato un incarico temporaneo, segnale di una fiducia reciproca tutt’altro che solida. Un matrimonio nato senza basi, che difficilmente poteva dare risultati a breve termine.

Il caso Theo Hernández
Il punto più critico dell’analisi di Biasin riguarda Theo Hernandez. Il terzino francese viene definito un giocatore tecnicamente e fisicamente superiore, ma con una comprensione dei momenti di gioco spesso disastrosa. L’espulsione contro il Feyenoord è solo l’ultimo di una serie di episodi che dimostrano la sua incapacità di gestire la pressione e le situazioni chiave.
Secondo Biasin, il Milan avrebbe dovuto cederlo già la scorsa estate, quando Theo aveva fatto intendere di avere problemi contrattuali. La società, invece, ha deciso di trattenerlo, salvo poi cercare di venderlo a gennaio addirittura al Como, con il giocatore che ha rifiutato la destinazione. Il giornalista non ha dubbi: un disastro gestionale di rara, rarissima fattura.
L’editoriale di Biasin è un atto d’accusa diretto alla gestione rossonera. Il Milan ha pagato errori sul mercato, mancanza di leadership e scelte tecniche discutibili. La figuraccia europea, però, deve servire da lezione: per tornare competitivi, non bastano nomi altisonanti o investimenti senza logica. Serve una squadra vera, un progetto chiaro e una gestione più attenta delle risorse. Il futuro del club dipenderà dalle decisioni che verranno prese nei prossimi mesi.
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