Questa mattina il Corriere dello Sport ha provato a fare un’analisi del declino del calcio italiano e le ragioni alla base del nostro fallimento. L’eliminazione dalla Champions League di Milan, Juve ed Atalanta ha acceso i riflettori su alcune problematiche che da anni permeano il calcio italiano e il sistema che vi è alla base, ma che – forse – non tutti ancora riescono a vedere.
Come scrive il quotidiano: “il problema del calcio italiano è che è una nobile decaduta che non vuole saperne di prendere atto della realtà. Si comporta ancora come se avesse i soldi per comprare Maradona, Zidane, Ronaldo. Invece non li ha. E, tranne rari casi, non ha la mentalità, né le strutture societarie per costruire il talento. Per interiorizzare il concetto che dietro le squadre dev’esserci un progetto societario chiaro, pluriennale, basato sulla scoperta e sulla valorizzazione del talento. E affidato a una guida tecnica che non deve essere messa in discussione alle prime contrarietà“.
Pulisic contro le illazioni, Conceiçao ad un bivio: le ipotesi sul futuro
L’analisi poi si sposta sulle squadre che hanno battuto le italiane, davvero erano più forti dei nostri club? “È arduo sostenere che il calcio belga e olandese stiano meglio del nostro” scrive il CorSport “C’è una differenza. Loro non hanno velleità da Real Madrid o Manchester City. Lavorano sulla formazione e la valorizzazione dei giovani. Ma giovani veramente. Al massimo di 21 anni. Non come da noi che si è giovani quasi a vita.
Che cos’è oggi il Milan?
Qual è invece il progetto del Milan? O della Juventus? Con la coppia Maldini-Massara, il Milan aveva intrapreso una strada
: l’acquisto di giovani forti e da valorizzare, come Theo, come Leao. Come lo stesso De Ketelaere (pagato di più) che il tempo e Gasperini hanno rivalutato. La fortuna aiuta gli audaci e infatti hanno vinto uno scudetto che forse non era in programma così presto. Dopodiché quella strada è stata smantellata. Che cos’è oggi il Milan? Dove vuole andare? Nessuno lo sa. La società è distante. Tutto è stato dato in gestione a Ibrahimovic. Il mercato invernale è tornato quello classico italiano: giocatori prossimi alla pensione (Kyle Walker) o grandi nomi che non hanno mantenuto le promesse e vivacchiano (Joao Felix). Lo stesso vale per la Juventus”.

