I social network continuano a essere terreno fertile per contenuti superficiali, provocatori e, in alcuni casi, vergognosamente razzisti. L’ennesima dimostrazione è arrivata da TikTok, dove un video ha scatenato l’indignazione generale e, soprattutto, quella di Rafael Leao.
Protagonista della vicenda è Michelle Comi, influencer nota sulla piattaforma, a cui durante un’intervista è stata posta una domanda tanto assurda quanto offensiva: “Cosa pensi di Rafael Leão? Secondo te, la sua pelle puzza visto che è nero?” domanda a cui l’influencer risponde affermando: “Hanno un ph della pelle diversa, non è che puzzano perché non si lavano, ma ha un odore diverso che non è naturale”. Un quesito e una risposta che non meriterebbero nemmeno di essere menzionati, se non fosse per la necessità di denunciare quanto accaduto.
La risposta dell’attaccante del Milan non si è fatta attendere. Commentando il video, Leao ha espresso tutta la sua incredulità: “Il tipo di domande che non ha senso! Siamo nel 2025, cercate altre robe di cui parlare… incredibile”. Parole semplici ma efficaci, che sottolineano quanto sia assurdo dover ancora affrontare certe tematiche, soprattutto nel 2025 e da parte di una generazione che dovrebbe cercare di sensibilizzare sul tema e non provocare.

La ricerca ossessiva della visibilità attraverso la stupidità
L’episodio mette in luce un problema ormai radicato nei social media: la ricerca ossessiva di contenuti provocatori per ottenere visibilità, anche a costo di sfociare nel razzismo più becero. Nel 2025, ci si aspetterebbe un’evoluzione del dibattito pubblico, una maggiore consapevolezza e responsabilità nell’uso delle piattaforme digitali. Eppure, continuiamo a vedere domande e affermazioni che appartengono a un passato che si sperava superato.
La viralità non può essere una giustificazione per normalizzare contenuti tossici. Sta a noi, utenti e piattaforme, contrastare questi episodi, affinché il web non diventi un megafono per ignoranza e discriminazione.
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