La sconfitta di ieri ha lasciato un sapore diverso nella bocca dei milanisti. Del resto l’obiettivo minimo di ogni stagione da qualche anno a questa parte è la qualificazione alla prossima Champions League. E quest’anno molto probabilmente, per la prima volta dal 2019-20, i rossoneri non centreranno l’obiettivo. Infatti servirebbe un filotto di vittorie davvero clamoroso da qua alla fine, una striscia di risultati che al momento non rientra tra le possibilità di questo gruppo. È inutile girarci attorno, molti milanisti hanno le stesse sensazioni di una decina d’anni fa, gli anni dell’era successivi alla cessione di Ibra e Thiago Silva.
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Effettivamente sembra così, la cappa di negatività che circonda il Milan è veramente impressionante e sembra contagiare a macchia d’olio chiunque entri a far parte dell’ambiente rossonero. Gimenez e Joao Felix ne sono gli ultimi due esempi. Arrivati e accolti sulle ali dell’entusiasmo, è bastato un mese per spegnerli. Però a questo punto la domanda sorge spontanea: sono davvero gli uomini il problema del Milan? Insomma, la campagna acquisti invernale è la dimostrazione.
Tutti contenti di Walker, Joao Felix e Gimenez, tutti contenti di Conceiçao, un allenatore con un passato vincente, un sergente di ferro che serviva al Milan. Queste erano le parole di tutti, della stampa e dei tifosi. Ma adesso magicamente non vanno più bene neanche loro? Però così non è proprio il massimo, servirebbe un po’ di coerenza. Perché se un mese fa si diceva che le mosse fatte erano corrette, ora non si può dire che è stato sbagliato tutto.

In mezzo al clima attuale io credo che siano davvero pochissime le persone che possano realmente tirar fuori dai guai il Milan. La situazione può essere più o meno paragonabile a quella dell’inverno 2019. Milan a metà classifica, un ambiente spaccato e senza prospettive rosee. In quel caso bastò l’arrivo di Ibra per ricompattare lo spogliatoio, esaltare i tifosi e dare la carica a Milanello. Poi Pioli fu bravissimo a cavalcare l’onda positiva per creare quei due anni e mezzo di ottimo Milan.
Ma adesso? Io vedo una sola possibilità, che purtroppo non penso possa verificarsi. Cardinale dovrebbe capire l’enorme errore commesso nell’estate 2023, quando ha scelto di mandar via Maldini per puntare sulla coppia Furlani-Moncada, successivamente supportati anche dalla figura di Ibra. Maldini aveva un carattere scontroso, incapace di scendere a compromessi? Vero, ma con il suo addio si è perso molto di più di un carattere scontroso. Si è persa l’identità del Milan. Si è persa la fiducia dei calciatori, che si sono probabilmente sentiti traditi da una società che ha cacciato via la figura che li aveva portati a Milano. E al suo posto c’è una dirigenza che non ha avuto alcun problema nel vendere una futura bandiera come Tonali, che aveva ceduto Theo Hernandez al Como senza battere ciglio. Che clima ci può essere in un contesto del genere?
Anche ieri nel prepartita Moncada ha dichiarato che sui rinnovi c’è ottimismo, perché la società “non può permettersi di perdere calciatori a parametro zero”. Praticamente non ha detto che Theo o Maignan resteranno sicuramente, ha detto che l’importante è non perderli a zero. Non so a voi, ma a me è sembrata una (neanche troppo) velata frecciatina alla gestione Maldini e agli addii a parametro zero di Donnarumma, Calhanoglu e Kessie.
Poi il lato tifo. Una figura come Maldini porterebbe un minimo di fiducia in più a tutti i supporters. Va detto che anche in questo caso il clima che c’è non mi sembra proprio nitidissimo. Non dimentichiamoci infatti che la squadra era piuttosto contestata già a metà dell’anno scorso, quando il Milan era secondo in classifica, non ottavo, ma secondo. Non mi sembra una situazione molto normale e che si vede di frequente, ma per carità, ognuno è libero di esprimere le proprie idee.
Ma forse parlare di tutto questo è piuttosto inutile. Un ritorno di Maldini mi sembra un’ipotesi francamente impossibile, almeno con l’attuale proprietà. La speranza dunque è che con l’esperienza e magari con un nuovo ds esperto nelle dinamiche del calcio italiano, Ibra e in generale la dirigenza del Milan riesca a ricompattare l’ambiente attorno alla squadra. Altrimenti possono arrivare anche Haaland e Mbappé, ma la situazione non cambierà affatto.
