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Abbiati senza filtri: dal suo passato in rossonero, a Donnarumma e l’attuale situazione del Milan

Abbiati

L’ex portiere del Diavolo, Christian Abbiati, si è raccontato ai microfoni di Radio Serie A. Sono stati molteplici i temi trattati nel corso dell’intervista: dal suo passato in rossonero all’attuale situazione della squadra. Di seguito le sue parole.

Sullo stato d’animo quando guarda il Milan:

“Sigarette, nervoso, tutto. Non vado allo stadio. Una volta, i primi anni, sono andato e ho spaccato il televisore davanti. Non riesco, mi innervosisco. Non perché giochiamo male, mi innervosisco perché sono in tensione. Non riesco. Ce l’ho dentro. Stile ultras? Si proprio così”.

Sull’addio al calcio:

È stato naturale perché io avevo ancora un altro anno di contratto e in una settimana ho deciso di smettere perché non mi trovavo più in quell’ambiente. Avendo lasciato il presidente Berlusconi, io ho fatto un altro anno e sapendo che anche il dottor Galliani sarebbe andato via, ho deciso di anticipare i tempi e smettere“.

Sulla prima chiamata del Milan:

Mi ricordo che ero a casa. In realtà sarei dovuto andare alla Lazio, poi mi chiamò il direttore sportivo del Monza e mi disse che sarei dovuto andare al Milan. Ero molto contento. Tifoso lo sono diventato giocando, mi piaceva il calcio, ma non ero patito di una squadra nello specifico”.

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Sull’esordio:

Se penso a quelle 5 giornate di squalifica di Seba e io titolare è un’emozione assurda. Pensare a 19 anni di essere titolare del Milan… 26 anni fa era diversa, l’emozione c’era. Somiglianze tra lo scudetto di Zaccheroni e quello di Pioli? Sì, perché forse erano inaspettati tutti e due. Noi abbiamo fatto una rincorsa importante, avendo vinto le ultime 7 partite ed essendo dietro 7 punti. Mentre Pioli aveva l’Inter davanti mi sembra. Più o meno sono simili“.

Sull’Euroderby:

Erano 6 giorni in cui ho dormito pochissime ore e non sono mai uscito di casa. Appena lo facevi, tutti ti mettevano pressione. A Milano il derby è vissuto in modo diverso, giochi la domenica, il lunedì ci sono gli sfottò e il martedì non c’è già più niente. A fine partita contro l’Inter, Dida è entrato in campo e gli ho detto: ‘adesso fammela vincere’. E così è stato“.

Sulla titolarità:

Io sono competitivo ma leale. Mi impegno e do il massimo. Se ho un compagno più forte davanti ben venga, farò di tutto per metterlo in difficoltà, ma sono sempre stato leale”.

Su Silvio Berlusconi e Adriano Galliani:

Loro i miei padri calcistici? Assolutamente sì, e aggiungo Ariedo Braida. Ogni volta che lo vedo lo chiamo tutt’ora ‘papà’. Perché mi sono stati vicini, bravi ad insistere, quando ero terzo al Milan a gennaio mi sarebbe piaciuto andare a giocare, invece loro hanno insistito per tenermi e hanno avuto ragione loro. Avevamo tutti un bel rapporto con Ariedo, c’è tutt’ora. Ha lasciato qualcosa di importante”.

Su Donnarumma e Mihajilovic:

“Donnarumma era un’altra categoria, si vedeva. Quando arrivano i ragazzi giovani in prima squadra, la difficoltà principale è la velocità della palla. I tiri dei campioni in prima squadra, sono diversi da quelli della Primavera. Lui era già pronto a 16 anni che è una cosa meravigliosa, un talento su non so quanti.

Sinisa? Aveva una grande personalità, un grande uomo di cuore. Peccato che il finale sia andato in malo-modo, secondo me ha fatto una grande stagione. Ha avuto il coraggio di lanciare Gigi che non è da tutti. Me lo ricordo come un anno positivo per me anche se è stato l’ultimo. penso di aver giocato 1-2 partite, ma ero pronto ad aiutare tutti quanti“.

Sull’esperienza da Club Manager:

Sì, per me è stata un’esperienza complicata perché si tratta di un ruolo in mezzo tra l’allenatore e il direttore sportivo. Non sai bene come muoverti e se sbagli, un giocatore magari pensa che tu faccia la spia. È difficile. Poi ero con la proprietà cinese e non mi sono trovato, ho preferito fare altro. Dovessero chiedermi di rifarlo? Io ascolto, come ho sempre detto, ma al 90% continuerei sulle mie moto”.

Sulla situazione del Milan:

Quest’anno lo vedo negativo, per me il Milan dev’essere là in alto, purtroppo non lo è. È vero che c’è una ricostruzione, un progetto che, ad oggi, non sembrerebbe andare bene. Fascia di capitano a Maignan? Non lo conosco bene, ma da quello che vedo fuori ha molta personalità. Non condivido che il portiere abbia la fascia di capitano, anche quando la mettevo, perché se succede qualcosa nell’altra area, il capitano deve essere il primo a dover parlare con l’arbitro.

Però vista la personalità e l’importanza che ha in questa squadra, è giusto darla a lui. Il suo rendimento? È come quando mi facevano le domande su Donnarumma quando sbagliava. Quando abitui bene i tifosi e poi fai un periodo no, le critiche sono subito pronte a colpirti. Secondo me è un ottimo portiere, forte e che gioca nella Nazionale francese. Probabilmente ha avuto un calo e i media lo fanno notare molto di più“.

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