Carlo Ancelotti è stato ospite a LARMANDILLO, su RSI. Il tecnico più vincente della Champions League ha ripercorso con emozione la sua avventura rossonera, tra campo e panchina, svelando aneddoti, retroscena e pensieri sul calcio di ieri e di oggi.
L’inizio, il provino mancato all’Inter e l’approdo al Milan
Da giovane promessa del Parma, Ancelotti sostenne un provino con l’Inter, ma non fu preso: “Pare che il presidente del Parma, Ceresini, alzò il prezzo dopo la partita. Per me fu comunque un sogno: giocai con Bordon, Altobelli, Mazzola… il mio idolo d’infanzia”.
L’approdo al Milan avvenne grazie a Sacchi: “Ero reduce da due infortuni, ma Arrigo insistette. Cambiò tutto: metodologia, allenamenti, mentalità. Dopo un mese di ritiro, mia madre non mi riconosceva da quanto ero dimagrito!”.
Sacchi, Van Basten e il Milan che cambiò il calcio
“Sacchi era esigente con tutti, anche con Van Basten. Discutere di tattica con lui era stimolante. Ha portato in Italia un nuovo modo di pensare e vivere il calcio. Ci ha trasformati. Dopo un inizio difficile, da dicembre 1987 volavamo”.
Il tecnico emiliano fu l’anima rivoluzionaria di un Milan che scrisse la storia: pressing alto, schemi, lavoro atletico. “Prima di lui c’erano partitelle e tiri in porta, con lui si faceva calcio vero”.
La notte di Istanbul: “Se Sheva fa gol, finisce 4-0…”
Ancelotti torna sull’amara finale del 2005 contro il Liverpool: “Avevamo iniziato bene il secondo tempo, Shevchenko ha avuto la palla del 4-0. Poi sei minuti di follia. Ma tecnicamente è stata la miglior finale che abbia mai allenato. Ho comunque fatto i complimenti ai miei”.
Nel 2007, la rivincita con lo stesso avversario: “Vincere due anni dopo era destino”.

Champions League, DNA rossonero e Real Madrid
“Milan e Real sono i due club che respirano Champions in modo unico. È nel loro DNA. L’atmosfera alla vigilia è diversa, speciale”.
Ancelotti ha portato entrambi i club sul tetto d’Europa, più volte. E sulla semifinale del 2007 persa all’andata con il Manchester United, commenta: “Quel gol nel finale cambiò la preparazione mentale del ritorno, ma non ci ha abbattuti”.
Inzaghi, Gilardino e i gol ‘sporchi’
“Prima dei quarti col Bayern scelsi Inzaghi, nonostante Gilardino stesse meglio. Aveva fatto solo 2-3 gol in Champions, Pippo oltre 50. Mi fidai della statistica e della sua energia”.
E aggiunge, ironico: “Dal punto di vista tecnico era scarso, ma mentalmente un genio. Leggeva movimenti e spazi come nessuno. Di più di 300 gol, il 90% li ha fatti con un solo tocco”.
Finale 2007, il gol da schema (forse)
Ancelotti sorride ricordando il primo gol di Inzaghi al Liverpool: “Potrei dirti che era uno schema su punizione di Pirlo, ma no… (ride). In realtà ci era già riuscito in un derby mesi prima. Il secondo gol invece, l’assist di Kaká, quello sì era preparato”.
La squalifica del Milan e la fine di un’epoca
Dopo Marsiglia e la sospensione europea, si chiude un ciclo: “Sacchi va in Nazionale, il Milan cambia. Ma la forza del club ha permesso di riaprire subito un nuovo ciclo con Capello. Io seguii Sacchi in azzurro”.

Il calcio di oggi: “Noi siamo la parte più debole”
“Allenatori e calciatori non decidono nulla. Leghe, FIFA, UEFA pensano solo all’economia. Oggi si rischia di giocare 80 partite all’anno. Non possiamo far altro che sperare trovino un accordo”.
Perché ha detto no alla Nazionale
“Non volevo un lavoro part-time. Amo stare sul campo ogni giorno, preparare gli allenamenti. La Nazionale non fa per me, perdo passione”.
Ancelotti e il Milan: un legame eterno
Dalle notti di gloria alle delusioni più cocenti, dalle scelte difficili ai trionfi in panchina: Carlo Ancelotti ha legato la sua carriera – e il suo cuore – al Milan. Un amore calcistico che resiste al tempo e alle competizioni. E che si rinnova, ogni volta che la palla inizia a rotolare.
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