Una storia che sembra destinata a non concludersi mai. La questione legata allo stadio di San Siro continua a riservare colpi di scena per Inter e Milan, con nuovi ricorsi che vengono puntualmente annunciati e presentati alle autorità competenti. Di recente, infatti, Luigi Corbani, presidente del Comitato ‘Sì Meazza’, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti riguardante la cessione dell’impianto milanese da parte del Comune alle due squadre cittadine.
Come riporta calciomercato.com, secondo quanto viene riportato dall’associazione, con i dettagli contenuti all’interno dell’esposto, lo stadio è definito come:
“inalienabile poiché è una opera di proprietà pubblica, di un autore non vivente, a settanta anni dalla esecuzione. Lo stadio Meazza da gennaio 2025 è già sotto il vincolo ed è tutelato, e quindi non si può demolire. Allo scrivente non risulterebbe sussistere, peraltro, alcuna delibera del Consiglio Comunale con cui sia stata decisa: la vendita dello Stadio e dell’area. Ma anche la demolizione dello Stadio Meazza, la costruzione di un nuovo stadio sull’area del Parco dei Capitani e l’accettazione della proposta delle due società per azioni”.
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Il ricorso al TAR
Il sito poi spiega che non finisce qui: a seguito dell’esposto alla Corte dei Conti, la procedura è proseguita con la presentazione di un ricorso al TAR, come spiegato anche da uno dei fondatori del Comitato ‘Sì Meazza’, Carlo Trotta, in un’intervista rilasciata ad affariitaliani:
“La proposta di Milan e Inter di abbattere San Siro per costruire un nuovo stadio è una grande operazione immobiliare concepita al solo scopo di sanare i bilanci delle due società senza alcun vantaggio. Ambientale, economico e urbanistico per la città e per il mondo del calcio. Non c’è infatti nessuna ragione per abbattere lo stadio Meazza, se non quella di fare business con la speculazione delle aree intorno.
Luigi Corbani, presidente del Comitato SìMeazza ha quindi presentato ricorso alla Corte dei Conti. Il 6 maggio è stato anche presentato dal Comitato un nuovo ricorso al TAR. La soluzione? È necessario lanciare un bando internazionale per la ristrutturazione e la futura gestione dello stadio. Lo stadio Meazza può essere economicamente sostenibile, con o senza una o entrambe le squadre, a patto che venga modernizzato e migliorato. Sia dal punto di vista dell’utilizzo polivalente durante tutto l’anno per sport e spettacoli dal vivo, sia rispetto ai servizi e al comfort per il pubblico. C’è davvero da chiedersi dove risieda l’interesse pubblico nel voler demolire lo Stadio Meazza per costruire un nuovo stadio. Edificando nella stessa area altri palazzi, con ulteriore consumo di suolo e perdita di verde reale”.

