Il tempo dei processi è ufficialmente aperto. La sconfitta contro la Roma per 3-1 ha estromesso i rossoneri da ogni tipo di lotta per le competizioni europee. Con ogni probabilità i rossoneri chiuderanno la stagione al nono posto, il peggior piazzamento dal 2014-15, quando i rossoneri allora allenati da Filippo Inzaghi, arrivarono decimi in classifica a quota 52 punti. Questa volta i punti sono leggermente di più, 60, e potrebbero diventare 63 in caso di vittoria con il Monza nell’ultima giornata di campionato, ma la sensazione di fallimento è la stessa. Anzi, forse persino superiore: perché se il Milan di 10 anni fa era una squadra che necessitava di una pesante ricostruzione, le ambizioni di questo gruppo ad inizio stagione erano totalmente diverse.
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Come i dirigenti rossoneri avevano più volte ripetuto (giustamente) ad inizio anno, questa era una squadra costruita per vincere lo scudetto, e a tratti questo potenziale si è effettivamente visto sul campo. Tuttavia la classifica non mente e obbliga tutto il mondo milanista a pesanti riflessioni. In particolare però sono due gli aspetti che dovrebbero far pensare e su cui i tifosi vogliono delle risposte. Il primo è relativo a chi pagherà le conseguenze di un fallimento di queste dimensioni. Già, perché un nono posto combinato ad un’eliminazione ai playoff di Champions League per mano del non irresistibile Feyenoord non può non dare scalpore.
Qualsiasi dirigenza avrebbe già pronta una rivoluzione che riguarderebbe probabilmente tutti gli effettivi componenti dell’attuale staff. Invece la sensazione attuale è che al Milan al momento l’unico che pagherà potrebbe essere Conceiçao. Al contrario, l’intera dirigenza potrebbe rimanere senza alcun tipo di conseguenza.

Infine un secondo aspetto. Questa stagione dovrebbe aver fatto capire che alla guida del club serve uno staff con esperienza del calcio italiano e con mentalità vincente. Ma anche in questo caso l’impressione è che la lezione non sia stata del tutto recepita. Il fatto che come futuro ds il nome più caldo sia il gallese Lee Congerton, che è stato in Italia per soli due anni con l’Atalanta e senza neanche ricoprire il ruolo di ds, fa capire che forse la dirigenza rossonera non ha ancora imparato dai propri errori. E in questo caso la faccenda sarebbe ancora più grave, specialmente in vista delle prossime stagioni.
