Il Milan è nuovamente al centro dell’attenzione mediatica, con i riflettori puntati sulla dirigenza e sulle delicate operazioni di mercato che stanno animando l’estate rossonera. La sessione di calciomercato in corso ha assunto contorni clamorosi, sorprendendo tifosi e non per la portata delle manovre in uscita. Diversi nomi di spicco all’interno della rosa sono attualmente in bilico, mentre alcuni sembrano già aver salutato il progetto tecnico in maniera definitiva.
Tra questi, il primo top player a lasciare ufficialmente Milanello è stato Tijjani Reijnders, ceduto in quella che potrebbe essere solo la prima di una serie di cessioni eccellenti. All’orizzonte, infatti, si profilano scenari simili anche per altri due pilastri della squadra: il portiere Mike Maignan e il terzino sinistro Theo Hernandez, entrambi al centro di forti voci di mercato e possibili partenti nelle prossime settimane.
Situazione leggermente diversa, ma comunque delicata, quella che riguarda Rafael Leao. Il Bayern Monaco ha manifestato un interesse concreto per il talento portoghese, provando a sondare il terreno per un’eventuale trattativa. Tuttavia, il Milan ha finora eretto un muro invalicabile: la società di via Aldo Rossi non sembra intenzionata a privarsi del suo numero 10, anche grazie al fermo diniego espresso da Massimiliano Allegri, recentemente tornato sulla panchina rossonera, che considera Leao un elemento imprescindibile per il futuro della squadra.
Sul delicato momento vissuto dal Milan è intervenuto anche l’ex portiere Simone Braglia, intervistato ai microfoni di TMW Radio. Di seguito, le sue dichiarazioni in merito alla situazione del club e alle scelte di mercato che stanno facendo discutere: “A certe cifre che sento, una volta i giocatori non sarebbero andati via comunque. Ma credo che Leao sia da lasciar andare. E probabilmente andrà via anche Maignan. Se non hai ancora rinnovato, vuol dire che non c’è identità di vedute. Non c’è certezza in un Milan del domani e per questo certi giocatori chiedono di andare via. Siamo davanti a una svolta epocale, il blasone non conta più”.
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