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Mastour vittima del suo talento: “Trattato da marionetta, ecco cosa mi dissero”

Hachim Mastour

Da talento generazionale a meteora del calcio. È questa la storia di Hachim Mastour, che con le sue giocate nelle giovanili del Milan aveva dato l’impressione di poter essere il nuovo crack del panorama internazionale. La sua storia la conosciamo, oggi all’età di 27 anni l’italo-marocchino riparte dalla Serie C con la Virtus Verona. In un’interessante intervista rilasciata al magazine Sportweek, l’ex rossonero ha parlato delle difficoltà riscontrate agli albori della sua carriera. Di seguito alcuni passaggi.

Sull’inizio di carriera turbolento

Non ho mai incontrato un allenatore che mi lasciasse esprimere il mio talento, però non ho mai mollato. Sono stato uno dei primi ad arrivare così giovane nella prima squadra di un club come il Milan e uno dei primi a diventare un fenomeno social. Poi sono successe tantissime cose. Molte non mi hanno aiutato come persona e non hanno giovato alla mia carriera. Sono stato uno dei primi ad arrivare così giovane nella prima squadra di un club come il Milan e uno dei primi a diventare un fenomeno social“.

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La confessione di Mastour: “Mi hanno trattato da marionetta”

“Quando l’ho capito e ho detto basta, qualcuno mi ha giurato che non avrei mai più messo piede su un campo di calcio. Non c’è cosa più brutta da dire. Ho sofferto molto, tanto da cadere in depressione. Non voglio parlare di colpe, mie o altrui. So che mi è sempre stato chiesto di giocare semplice, a due tocchi. Non ho mai incontrato un allenatore che mi lasciasse esprimere il mio talento. Però non ho mai mollato. Sotto stress cresci o muori: ho scelto di crescere. Mi è sempre piaciuto progredire intellettualmente e spiritualmente. Mi piace imparare ogni giorno qualcosa. Quando la sera mi metto a letto, chiedo a me stesso: oggi cosa hai imparato?”.

Sull’esperienza al Milan

Kakà mi abbracciava come si fa con un fratello minore, mi aiutò a inserirmi nel gruppo. Con Robinho in campo parlavo la stessa lingua. Mi dava consigli, mi diceva di gestire la palla in una certa zona e di puntare l’avversario in un’altra. Mi gasava tantissimo. Di Balotelli ricordo quando in allenamento, mi disse: ‘Voglio che tu oggi esci con zero errori. Li conto'”.

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