In cima alla lista dei talenti mai sbocciati c’è sicuramente il suo nome: Hachim Mastour. Tutti se lo ricorderanno per la sua incredibile tecnica con la palla fra i piedi ma quest’ultima non gli è valsa ciò che ci si aspettava da lui. L’ex talento rossonero ha giocato al Milan ormai ben 12 anni fa, e adesso all’età di 26 anni è attualmente senza squadra dopo l’esperienza con l’Union Touarga in Marocco. L’ex promessa del calcio italiano si è raccontato ai microfoni della Gazzetta dello Sport, di seguito alcune sue dichiarazioni:
Sulla depressione:
“La depressione è iniziata un annetto prima del Covid ed è arrivata fino a dopo il lockdown. Non trovavo più il piacere di andare in campo, soffrivo la pressione, è stata una fase molto difficile a livello personale e lavorativo, ma sono contento di esserci passato. Ora va meglio, è tutto passato. Io ne sono uscito con fede e famiglia. Mi sono avvicinato a Dio e alla preghiera. Sono musulmano, leggo il Corano, prego. In Marocco mi sono avvicinato molto alla religione”.
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Sull’esperienza al Milan:
“Al Milan mi sentivo un supereroe, quella maglia mi faceva volare. Tutto mi veniva con una facilità assurda, io amo i palcoscenici importanti ed entrare a San Siro mi piaceva. Se avevo paura? Zero paura. Mi allenavo con Kakà, Robinho, Mexes, De Jong. Ho vissuto anche Allegri e Ibrahimovic ma io venivo dal settore giovanile, avevo un mio stile di gioco e lo portavo anche in prima squadra. Dribblare con un tunnel o un sombrero poteva dare fastidio, ma non capivo che sarebbe stato meglio non farlo. Chi dava più stecche? Muntari più di tutti, forse e poi Rami, Mexes. De Jong mi piaceva, era un gladiatore“.
Gattuso che allenatore è stato?
“Mi capiva, voleva da me il meglio, ha cercato di farmi giocare ma non è andata bene. Io ero anche penalizzato perché avevo Mino Raiola come agente e la dirigenza di quel Milan aveva problemi con lui. Mi è stato chiesto di cambiare procuratore, così avrei rinnovato più facilmente, ma non mi andava di lasciarlo. In questo mondo, a volte è complicato”.
Cosa cambierebbe se potesse tornare indietro?
“Tornando indietro, farei step più lenti e mi godrei ogni anno. Filippo Galli me lo diceva e aveva ragione. Io non avevo nessuno che mi guidasse e i social in quegli anni sono esplosi. Mancava una persona che gestisse la mia immagine e il mio marketing“.
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