Con la partenza di Theo Hernandez, un’epoca si chiude. E non solo per il Milan, ma per tutto il calcio italiano, che perde uno dei terzini più spettacolari e determinanti degli ultimi anni. Toccherà ora a Igli Tare, nuovo uomo mercato rossonero, e a Massimiliano Allegri, tornato sulla panchina del Diavolo, trovare e valorizzare un erede all’altezza. Un compito che, realisticamente, si preannuncia proibitivo.
Theo non è stato soltanto un esterno sinistro: è stato un’arma totale. Un terzino capace di segnare, di trascinare, di vincere partite da solo. I picchi raggiunti dal francese tra il 2020 e il 2022 – in particolare nella stagione dello Scudetto – sono stati tanto straordinari quanto irripetibili, persino per lui stesso. E anche se il rendimento delle ultime stagioni ha mostrato un’involuzione, Theo rimane il difensore più prolifico nella storia del Milan in Serie A, superando persino il suo idolo Paolo Maldini. Un segno tangibile della sua eredità.
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Estupiñán: il “proiettile” scelto per ripartire
Il nome scelto per raccogliere questa pesantissima eredità è Pervis Estupiñán, 27 anni, ecuadoregno, reduce da tre stagioni ad alto livello con il Brighton. Un terzino dalle doti fisiche imponenti, con una buona tecnica di base e una mentalità da esterno moderno: corsa, spinta, e una discreta vena offensiva (5 gol e 14 assist in Premier League).
Roberto De Zerbi, che lo ha allenato in Inghilterra, non ha mai fatto mistero della sua stima:
“Pervis è uno dei nostri segreti. Se continua a migliorare nel primo controllo e nei passaggi, può diventare uno dei migliori al mondo”.
Non un Theo, certo. Ma un giocatore intelligente, duttile, utile. Un terzino che non ha vissuto solo palcoscenici prestigiosi, ma anche una lunga strada in salita per arrivarci.
Una storia di sacrificio e riscatto
Estupiñán nasce a Esmeraldas, in Ecuador, città caldissima dal punto di vista calcistico, conosciuta come “il piccolo Brasile”. Cresciuto tra le difficoltà economiche, si pagava da solo scarpe e abiti da calcio vendendo empanadas per strada. Faceva il raccattapalle nei campi da tennis per mettere da parte i soldi necessari a inseguire il sogno di diventare professionista.
La madre, Dora, vendeva polpette al mercato; il padre, Quinonez, ex calciatore, si è laureato in sociologia ed è diventato rettore universitario. Una famiglia che ha saputo trasmettergli valori forti: resilienza, sacrificio, ambizione.
A 11 anni, grazie allo zio Jorge Guagua, ex nazionale ecuadoriano, si trasferisce a Quito e debutta giovanissimo in prima squadra. Poi il lungo percorso europeo: Udinese, Watford, i prestiti in Spagna (Granada, Almería, Maiorca, Osasuna), e infine il vero salto con il Villarreal, dove conquista un’Europa League. Da lì, il passaggio al Brighton e la consacrazione.
Theo non si sostituisce. Si rimpiazza, con intelligenza
Il Milan non troverà un altro Theo Hernandez. È inutile e forse persino sbagliato cercare un suo “clone”. Piuttosto, il club dovrà puntare su un giocatore solido, mentalmente pronto, capace di offrire garanzie tattiche e atletiche. Estupiñán, in questo senso, è un profilo coerente: non farà innamorare subito i tifosi come Theo, ma può diventare un pilastro credibile nel progetto rossonero.
La tifoseria dovrà essere paziente e matura. Perché l’eredità di Theo non è solo tecnica, ma anche emotiva. Le sue sgroppate, i gol, le celebrazioni sotto la Curva Sud resteranno nel cuore dei milanisti. Ma il calcio è fatto anche di nuovi inizi. E ora, su quella fascia, corre il “proiettile” Estupiñán. Sta a lui scrivere la prossima storia.
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