La partita disputata domenica sera a San Siro contro il Bologna ha lasciato dietro di sé diverse polemiche, in particolare per il rigore non concesso ai rossoneri. Al 40′ della ripresa, la confusione ha preso il sopravvento, sia in campo che in sala VAR.
L’arbitro ha inizialmente assegnato un rigore per un presunto fallo di Freuler su Nkunku. Tuttavia, dopo la revisione al monitor su segnalazione di Fabbri, l’arbitro ha cambiato decisione e annullato il penalty. Resta il dubbio: non viene infatti analizzata l’evidente spinta di Lucumí ai danni del francese, un contatto sia alto che basso, che avrebbe potuto portare non solo al rigore, ma anche all’espulsione.
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Dopo le polemiche, l’AIA fermerà Fabbri e Marcenaro
La prima pagina di Tuttosport di oggi, martedì 16 settembre 2025, apre con grande risalto sulla decisione presa dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri), in seguito alle polemiche esplose dopo l’ultima giornata di campionato. L’organismo arbitrale ha infatti scelto di fermare l’addetto al VAR Michael Fabbri e l’arbitro di campo Matteo Marcenaro.
Le sanzioni ai due arbitri: ecco cosa ha deciso l’AIA
Micheal Fabbri sarà tenuto lontano dalla
sala VAR per almeno un paio di turni. Per quanto riguarda Matteo Marcenaro, la situazione è meno netta: si tratta semplicemente di un normale turnover. Resta il fatto che per Fabbri, responsabile al VAR nella gara di San Siro, si è deciso per uno stop temporaneo, lontano da Lissone, senza escludere la possibilità che possa comunque essere designato come arbitro in campo nelle prossime settimane. Ciò che può emergere da queste sanzioni è che all’AIA il cortocircuito arbitrale nel finale del match a San Siro non è affatto piaciuto.
Le parole del presidente della FIGC
A tal proposito è intervenuto anche il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, che ha espresso la sua opinione ai microfoni di Radio Anch’io Sport:
“Si tratta di un errore evidente, ma quando parliamo di tecnologia andiamo avanti, non si torna al passato. La tecnologia ha ridotto molto la percentuale di errori basta vedere quei casi in cui arbitri, senza tecnologia, sono in dubbio e cercano palesemente un riscontro”
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