Il Senior Advisor di RedBird e del Milan protagonista alla 32ª Assemblea Generale dell’ECA a Roma: dal nuovo format Champions alle sue giornate da dirigente, fino al tifo per Ancelotti e il Brasile.
Zlatan Ibrahimovic all’ECA di Roma: parla di calendari, Champions, Capello e del suo nuovo ruolo al Milan. “Giocare tanto è positivo, serve equilibrio”.
Zlatan Ibrahimovic protagonista all’ECA di Roma
Dal 7 al 9 ottobre, Roma ospita la 32ª Assemblea Generale dell’ECA (European Club Association), che riunisce i principali club europei per discutere il futuro del calcio.
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Tra i protagonisti dell’evento c’è Zlatan Ibrahimovic, salito sul palco per condividere la sua visione su temi chiave come il numero di partite, il nuovo format della Champions League e la gestione dei giocatori.
“Giocare tante partite è positivo, basta organizzarsi”
Sempre diretto e senza filtri, Ibrahimovic ha affrontato il tema caldo del calendario sempre più fitto:
“Da ex calciatore ti dico che voglio giocare il più possibile. Quando ci sono meno partite la gente ne vuole di più, quando ce ne sono tante si lamenta. Io penso che giocare molte partite sia positivo per i calciatori. Serve però proteggerli, organizzare bene tutto e creare un calendario adatto alle loro esigenze”.
Zlatan ha poi spiegato come la gestione delle rose possa fare la differenza:

“Ogni squadra ha circa 25 giocatori, ma può averne anche di più. Se ti fossilizzi sempre sugli stessi 11 diventa complicato. Anche con le nazionali è lo stesso: giochi con orgoglio, ma serve equilibrio”.
E sulla nuova Champions, lo svedese è entusiasta:
“Il nuovo format è un’idea fantastica. Il pubblico vuole più partite e oggi gli allenamenti sono a livelli altissimi. Non sono preoccupato per questo calendario intenso”.
“La stessa adrenalina? No, ma sto imparando molto”
Ibra ha parlato anche del suo nuovo ruolo da dirigente, lontano dal campo ma non dall’adrenalina:
“Mi sto divertendo molto, sto imparando tanto. Ora vedo tutto da una prospettiva diversa. Non provo la stessa adrenalina, e per questo vado in palestra tutti i giorni (ride). Quando giocavo pensavo: ‘Perché non possiamo fare questo o quello?’. Ora che sono dall’altra parte del tavolo capisco tutto. Sono più realista”.
“Capello mi ha insegnato il rispetto. Avrei voluto loro come allenatori…”
Durante il suo intervento, Ibrahimovic ha ricordato anche i suoi primi anni in Italia:
“Ricordo la prima volta che ho letto il mio nome sulla Gazzetta, che per me era ed è un’icona. Ero appena arrivato alla Juventus, a colazione salutai Capello ma lui non alzò nemmeno gli occhi dal giornale. Così mi ha fatto capire come si ottiene il rispetto del gruppo”.
E sul tema allenatori, lo svedese non ha dubbi:
“Ferguson e Klopp sono i tecnici che avrei voluto avere”.
“Vincere è difficile, ma riconfermarsi lo è ancora di più”
Sul percorso verso il successo, Zlatan ha sottolineato come la vera sfida inizi sempre a stagione inoltrata:
“Fino a gennaio tutto va bene, ma da febbraio in poi serve essere sul pezzo. C’è anche una componente di fortuna. Mi sarebbe piaciuto vincere la Champions League, ma la gente ricorda più me che non l’ho vinta rispetto al 90% di quelli che l’hanno vinta (ride). Sono felice che il PSG l’abbia vinta, ma la cosa più difficile è vincere ancora”.
Non poteva mancare una battuta sulla prossima Coppa del Mondo:
“La Svezia non è qualificata… Spero vinca il Brasile, per il mio amico Ancelotti. Tutto quello che tocca diventa oro, vediamo se ci riuscirà anche con loro”.
Ibrahimovic, tra passato e futuro
Da icona sul campo a figura di riferimento nel management, Zlatan Ibrahimovic continua a essere protagonista del calcio internazionale, anche in giacca e la cravatta.
Il suo messaggio rimane chiaro: più organizzazione, più visione e la stessa mentalità vincente che lo ha sempre contraddistinto.
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