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Infortuni nel calcio, i fisioterapisti lanciano l’allarme: le cause e i rischi

Atalanta Milan Pulisic

Con l’estensione della Champions League a 36 squadre e l’esordio del nuovo Mondiale per Club, il numero di partite è sensibilmente aumentato. I giocatori sono assoggettati a sforzi fisici importanti. I tanti impegni che sono sopraggiunti negli ultimi anni non aiutano. Molti club, inoltre, perdono i propri tesserati a causa della sosta nazionali. È il caso anche del Milan, che nella pausa di ottobre ha perso Pulisic, Rabiot, Loftus-Cheek ed Estupinan. Tali infortuni non solo sono nocivi per i detentori del cartellino, ma lo sono soprattutto per i diretti interessati che, nel corso di una stagione, mettono a rischio il proprio corpo sottoponendolo a sforzi ripetuti.

Far giocare tante partite ravvicinate ai calciatori costituisce un rischio anche per la loro salute. A lanciare l’allarme è Riccardo Torquati, presidente della Federazione Italiana Fisioterapisti dello Sport, che ha anche commentato l’infortunio di De Bruyne, un ennesimo stop che costringerà un giocatore a restare ai box per diverso tempo. Queste le parole del leader dei centri Sport Health:

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“Quella subita da Kevin De Bruyne è una lesione muscolare di alto grado, il terzo nella classificazione tradizionale e tra il terzo e il quarto grado nella classificazione moderna. Il giocatore potrebbe tornare in campo tra 3 mesi, stando a quanto emerso finora. Nella medicina sportiva si sta parificando la lesione muscolare di alto grado a una frattura. Sempre più giocatori, per curare questa tipologia di infortuni, si sottopongono a interventi chirurgici. Nella fattispecie vengono applicate delle suture, se necessario con ancore, per far sì che la lesione si saldi prima e con esiti migliori. Negli spogliatoi si punta a un recupero che sia il più rapido possibile”

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Il fatto che si giochino due partite a settimana – prosegue Torquati – rappresenta uno dei fattori principali. Nel caso di De Bruyne, potrebbe incidere anche l’età sportiva di un atleta che, da diversi anni, partecipa a campionati stressanti e logoranti. Nel tempo i tessuti tendono a cedere dal punto di vista della qualità e non rispondono più alle sollecitazioni, come fanno i tessuti di un calciatore giovane. Fermo restando che abbiamo visto infortunarsi anche i giovani, laddove incide l’aspetto legato alla genetica”.

“Sono convinto che tutti i fisioterapisti a servizio delle squadre di Serie A svolgano un lavoro essenziale per la salvaguardia degli atleti. Può risultare determinante l’intervento dei colleghi durante le partite. Quando i giocatori subiscono una lesione muscolare, è fondamentale applicare subito un bendaggio complessivo, direttamente in campo. In questo modo si consente ai lembi muscolari interessati dalla lesione di avvicinarsi e di avviare nell’immediato un processo di autoriparazione, che può contribuire ad accorciare i tempi di recupero”, ha concluso Torquati.

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