Il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta è intervenuto ieri alla cerimonia di commemorazione dedicata a Giovanni Borghi, storico imprenditore e figura simbolo dello sport italiano. A margine dell’evento, il dirigente nerazzurro ha risposto alle domande dei giornalisti, tornando su uno dei temi più caldi degli ultimi anni: il nuovo stadio di Milano.
Marotta ha fotografato con chiarezza la situazione italiana, sottolineando il ritardo del Paese rispetto al resto d’Europa:
“Siamo il fanalino di coda: negli ultimi 15 anni sono stati costruiti 55 stadi in Europa e in Italia ne abbiamo ristrutturato o costruiti solo tre”. Un gap ormai evidente, che secondo il presidente interista rallenta la crescita del sistema calcio e limita la competitività delle società.
Il riferimento è soprattutto al progetto del nuovo impianto di Milano, un investimento da 1,7 miliardi di euro che procede tra incertezze, cambi di rotta e ostacoli amministrativi. Su questo punto Marotta è stato netto: “Quando si parla di investimenti come nel caso di Milano di un miliardo e 700 milioni, la burocrazia dovrebbe essere molto più snella”.
Il dirigente nerazzurro auspica dunque un’accelerazione nei processi decisionali e autorizzativi, convinto che infrastrutture moderne siano fondamentali per il futuro del calcio italiano. In attesa delle prossime mosse sul dossier stadio, il messaggio di Marotta è chiaro: per colmare il divario europeo servono scelte rapide e una burocrazia finalmente capace di facilitare lo sviluppo, non di frenarlo.
