Il Milan è un sogno per molti giocatori, sia giovani che adulti. La maggior parte farebbe carte false per disputare almeno una stagione con la gloriosa maglia rossonera. Da quando ci sono, però, i contratti ultra milionari tale tendenza si è un po’ persa. Ciononostante nel calcio moderno c’è ancora chi è legato ai valori di questo sport.
L’attaccante del Club Brugge, Nicolò Tresoldi, in un’intervista rilasciata a Diretta.it, ha parlato tra i tanti argomenti del Milan (squadra tifata sin da piccolo, ndr.) e di una possibile opportunità di approdare in Nazionale. Queste le parole del bomber italo-tedesco:
“Cosa dice mio nonno milanista che gioco con i colori nerazzurri? Eh, non bene (ride, ndr.), ma è bella la società. Punta molto sui giovani, ha strutture top. È il club perfetto per lavorare, mi hanno convinto col progetto. In Champions League siamo anche una delle squadre più giovani”.
Sul passaggio dalla seconda divisione tedesca alla Champions League:
“È diverso. È stato tutto molto veloce. Dopo aver lasciato l’Hannover dopo otto anni mi è scesa una lacrimuccia, ma dovevo cercare nuovi stimoli e una nuova avventura”.
Sul primo gol nella competizione più importante d’Europa contro l’AS Monaco:
“Ho avuto prima un’occasione, ma il portiere avversario mi ha murato. Poco dopo stesso scenario: imbucata e riesco ad alzarla quanto basta per segnare stavolta. Un sogno”.
Un gol come il tuo idolo, alla Inzaghi:
“Sì, è stato simile anche quello col Barça. Il secondo è stato più facile forse. Sono i miei gol quelli, quando vado in allungo e col tap-in”.
Sulla partita contro l’Atalanta, ex squadra di papà Emanuele:
“Mi ha fatto piacere perché non giocavo da quando avevo 12 anni in Italia. Tutta la mia famiglia era allo stadio, anche i miei genitori che vivono in Germania, anche mia nonna. Non siamo riusciti a portare a casa niente purtroppo, ma è stato comunque molto emozionante”.
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Hai giocato con De Ketelaere, che arrivato a Bergamo dal Brugge via Milan. Invece Jashari è arrivato direttamente al Milan. Non c’è due senza tre?“In effetti
(ride, ndr.). Io guardo tutte le partite del Milan, ma non so niente. Magari si sta muovendo il mio procuratore, ma non voglio sentire niente davvero. Sto bene qui, il mio focus è qui. Adesso non penso ad altro”.
È fortuna o sfortuna che non abbiate beccato il Milan in Champions quest’anno, visto che non gioca le coppe europee?
“Eh, sarebbe stato sicuramente bello lì. Magari giocare a San Siro, come ha fatto il Brugge l’anno scorso. Però poi magari se segnavo non esultato (ride, ndr.)“.
Sarà contento magari tuo nonno prima o poi:
“Eh magari, ma sarò più contento io. Mamma mia…”.

Sulla questione della Nazionale:
“Ho fatto questa scelta di giocare per la Germania. Ancora adesso nessuno mi ha chiamato. Ecco, in realtà non si tratta di nessuna scelta perché ho avuto la possibilità di giocare solo per la Germania”.
Sulla rebus dei numeri 9 dell’Italia:
“Beh, comunque c’è Pio (Esposito, ndr.) che sta facendo bene. Mi piace molto. Però, ripeto, io non sono stato contattato e sono contento della mia esperienza con l’Under 21 tedesca. Ho ancora un torneo da disputare, l’Euro U21 del 2027, quindi sto bene così. Poi ci sono ragazzi fortissimi nella nuova generazione tedesca: vedi Lennart Karl del Bayern, è un 2008, pazzesco; El Mala del Colonia; Bischof anche del Bayern. È alta la qualità”.
Pensi che siano pochi i centravanti italiani nella classifica marcatori in Serie A?
“È vero. In Italia, ultimamente, i centravanti non riescono a imporsi. Sicuramente Lautaro e Thuram sono la coppia più importante del campionato, ma personalmente Gimenez del Milan è un attaccante che mi piace”.
Va dato tempo a Santi?
“In una società come il Milan è complicato, devi subito pronto lì. Non ti aspettano e devi fare subito gol. Ce le ha le qualità, l’ho visto al Feyenoord. Poi è mancino ed è uno di quegli attaccanti belli da vedere. Però se sei un attaccante puoi lavorare quanto vuoi, ma devi fare gol”.
