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Bartesaghi, dalla Serie C alla A senza fermate: la favola rossonera che incanta l’Europa

Negli ultimi mesi, a Milanello e non solo, più di qualcuno ha drizzato le orecchie. Come accade quando qualcosa di speciale sta succedendo. E qualcosa, al Milan, sta davvero accadendo: si chiama Davide Bartesaghi ed è il simbolo di una crescita rapidissima, quasi vertiginosa, che nello spazio di un semestre lo ha portato dalla Serie C alla Serie A, senza dare l’impressione di voler rallentare.

La sua è una favola moderna, ma con radici antiche. Bartesaghi rappresenta una stella polare per tanti ragazzi dei settori giovanili che sognano il salto tra i grandi. Nel suo caso il racconto è ancora più perfetto in chiave rossonera: a parte un breve passaggio all’Atalanta, Davide ha percorso praticamente tutte le tappe nel vivaio del Milan, fino allo sbarco stabile in prima squadra.

Il mestiere che ha scelto — o che lo ha scelto — non è dei più semplici. Fare il terzino sinistro al Milan significa convivere con un ruolo delicato e con un’eredità pesante, quella delle cavalcate di Theo Hernandez. Bartesaghi, però, è un altro tipo di giocatore e anche un altro tipo di persona. Meno appariscente, meno “strafottente”, ma tremendamente efficace. Il suo calcio è pulito, razionale, affidabile. E proprio per questo il suo nome ha iniziato a circolare nei salotti buoni del pallone europeo.

In particolare in Premier League, dove non si fanno troppe domande sui costi quando un profilo convince davvero. Se un giocatore entra nel radar, l’offerta arriva. E Bartesaghi, ormai, è finito su più di un taccuino.

A confermare che non si tratta di un fuoco di paglia ci sono anche i numeri. La doppietta al Sassuolo ha acceso ulteriormente i riflettori, ma la luce era già forte da tempo. Davide ha disputato una stagione di grande continuità e maturità, arrivando persino a soffiare il posto a Estupiñán, che partiva come titolare designato. La sua media voto stagionale è di 6,5: meglio di lui hanno fatto soltanto Modric (6,72) e Rabiot (6,63). Bartesaghi è subito dietro due monumenti del calcio europeo, addirittura davanti a Pulisic (6,42).

Solo un anno fa faceva parte della rosa del Milan Futuro, poi retrocesso ma capace di assolvere il compito più importante: consegnare un talento vero alla prima squadra. E forse anche alla Nazionale, a giudicare dalle parole di grande apertura spese nei suoi confronti da Gennaro Gattuso.

Il Milan, dal canto suo, si è mosso per tempo. A maggio Bartesaghi ha rinnovato fino al 2030 ed è oggi ampiamente blindato. Il club lo considera uno dei punti fermi attorno ai quali costruire la squadra del futuro. E lui, semplicemente, si gode la fortuna di giocare nel club che lo ha cresciuto, dove si sente a casa e dove sta benissimo.

Le sirene estere, però, non dormono mai. In Inghilterra, soprattutto in casa Arsenal, le orecchie restano dritte: già in estate i Gunners avevano messo gli occhi su di lui. Per ora il problema non si pone, ma una cosa è certa: più Bartesaghi continuerà a far parlare di sé, più il Milan dovrà essere bravo a resistere alle tentazioni. Perché la favola è appena cominciata, e il finale è ancora tutto da scrivere.

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