Il 29 settembre del 1989, a poco più di un mese da uno degli eventi maggiormente fondativi della nuova società, la caduta del Muro di Berlino, usciva nelle sale cinematografiche italiane “L’attimo fuggente”. Dead Poets Society (nella versione originale), film diretto da Peter Weir, regista anche di un altro classico come “The Truman Show”, è una meravigliosa storia di crescita, resilienza e perseveranza. Un magistrale Robin Williams, candidato all’Oscar come Miglior attore protagonista, è un professore di letteratura speciale, i cui metodi anticonformisti spingono una classe di ragazzi a cambiare modo di vedere e intendere la vita.
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La creatività e la libertà di pensiero sono il motore della quotidianità. Vivere per scoprire, cercare, stupirsi, senza smettere mai. Soprattutto, però, cogliere l’attimo. Carpe Diem, le parole utilizzate dal professore in una delle scene più celebri del film, rivolte ai ragazzi riuniti intorno a lui. Non siamo eterni, cerchiamo di cogliere con attenzione tutto quello che ci capita attorno, facendolo nostro quando necessario.
“L’attimo fuggente”, probabilmente, è il film preferito di Yacine Adli, il pianista di Vitry-Sur-Seine. Sì, azzardiamo a indovinarlo, perché se c’è un giocatore in Serie A che è stato bravo ad accorgersi del mondo che cambiava al suo fianco è stato proprio l’ex Bordeaux. Resilienza e caparbietà. Potremmo descrivere così il suo primo anno e mezzo all’ombra di San Siro.
Una stagione passata nell’anonimato del campo, mai nel cuore dei tifosi. Appena sei presenze nel 2022-2023 con un totale di 140′ giocati. Poco più di 20′ a partita. Pochi, pochissimi. Eppure, Adli ha conquistato tutti, sin da subito. Mai una parola fuori posto o una lamentela, sempre al fianco dei compagni, a esultare sotto la curva, cantando i cori più famosi, e dando continue dimostrazioni d’amore sui social.
In estate si credeva fosse prassi che dovesse partire. Gli arrivi di Reijnders, Loftus-Cheek e Pulisic sembravano avergli chiuso le porte, una volta per tutte. Il cambio di modulo, poi, avrebbe fatto il resto. Niente più trequartista, si passa al 4-3-3. Dove collocare Adli?
Poi, il ripensamento. L’infortunio di Bennacer obbliga Pioli a dover schierare come regista Krunic. Il mercato non porta altri nomi. Adli c’è ancora, perché non provare ad adattarlo? Così è. Carpe Diem. Entusiasta, senza paura. Yacine accetta la sfida e inizia a giocare con maggiore continuità, anche se a singhiozzi e spizzichi e bocconi.
La svolta contro il Cagliari in Coppa Italia, seguita dai match contro Empoli e Roma. Prestazioni di alto livello. Comanda il centrocampo, detta i tempi di gioco, inventa, ispira e trova anche la prima gioia del gol. Meritato, meritatissimo.
Difficile non amare questo centrocampista uscito da un’epoca non meglio precisata. Capelli disordinati in stile anni ’70, barba incolta e non curata, fisico non da capogiro, sguardo fiero e passo cadenzato. Un ritmo tutto suo, di chi pensa prima di agire, prendendosi il tempo necessario per scegliere l’idea più bella e trasformarla in realtà. D’altronde, se sei appassionato di scacchi non può essere altrimenti.
Tanta tecnica e tenacia, visione di gioco e dribbling. La rete contro la Roma è un riassunto perfetto per descrivere Adli. Stop, finta, avversario eluso, sinistro (piede debole) all’angolino. Melodia per gli occhi, come quelle realizzate con il pianoforte, di cui è un grande cultore.
Adli è migliorato esponenzialmente anche in fase difensiva. Domenica sera ha vinto 9 contrasti su 12, mostrando grinta e voglia di spaccare il mondo. Rimanendo sui numeri, ha toccato il pallone 80 volte, completato il 90% dei passaggi e realizzato 4 lanci lunghi. Regista senza se e senza ma. Le partite, intanto, sono già 15, il triplo di quelle di un anno fa. I minuti, invece, 760. Siamo solo all’inizio.
Chiamatelo come volete. Pittore, poeta, pianista. Non importa. Adli ha già vinto. Lasciatelo continuare a suonare, per il bene dei tifosi rossoneri.
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