Il calciomercato, si sa, è fatto di trattative, colpi di scena e talvolta anche di “sberle” tra rivali. Ma quella che ha visto protagonista Manuel Akanji ha assunto i contorni di una vera e propria beffa per il Milan, una di quelle che lasciano il segno non tanto per l’aspetto tecnico, quanto per quello simbolico.
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Il difensore svizzero, reduce da un’ottima stagione e in cerca di un salto definitivo in carriera, è stato a lungo corteggiato dai rossoneri. Il Milan lo ha trattato, voluto e inseguito fino all’ultimo. Ma Akanji ha detto no. E fin qui nulla di strano: nel calciomercato i rifiuti fanno parte del gioco. Quello che ha sorpreso – e un po’ indignato l’ambiente rossonero – è stato ciò che è successo subito dopo: tre giorni più tardi, il giocatore ha firmato con l’Inter. Un passaggio che ha fatto rumore, soprattutto per le motivazioni rilasciate dallo stesso difensore. “Vado all’Inter perché fa la Champions”, avrebbe detto Akanji. Una frase che ha ferito l’orgoglio rossonero, perché la Champions League, per storia e tradizione, è sempre stata considerata “casa” del Milan, che con sette titoli vinti è la seconda squadra più titolata di sempre nella competizione.
Sul caso si sono espressi anche alcuni addetti ai lavori. Durante il podcast della Gazzetta dello Sport, il giornalista Luca Bianchin ha sottolineato: “Un giocatore che dice di no al Milan e tre giorni dopo va all’Inter non me lo ricordo. Ci sono stati dei casi particolari, ma come questo no, non me lo ricordo.” Parole che descrivono bene la sensazione di smacco, non solo sportivo ma anche identitario.
Sulla stessa lunghezza d’onda Luigi Garlando, che ha commentato con toni accesi: “La motivazione è quasi uno sfregio alla storia del Milan. Dire che si va all’Inter per la Champions è un colpo al cuore della tifoseria rossonera. È come dimenticare che il Milan ha alzato quella coppa sette volte. Questo è un bello schiaffo.”
La vicenda Akanji, al di là dell’episodio singolo, pone interrogativi più ampi sul momento attuale del Milan che cerca di rilanciarsi ma si trova ancora a inseguire sul piano della competitività europea. L’Inter, al contrario, continua a godere di un’attrattiva crescente, forte dei risultati recenti e di una struttura societaria più consolidata. Il tempo, come sempre, dirà chi ha avuto ragione. Ma intanto, quella frase – “Vado all’Inter perché fa la Champions” – rischia di rimanere impressa nella memoria dei tifosi milanisti come una ferita difficile da rimarginare.
