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“Amorim mi ricorda Sacchi”. La bandiera del Milan dà fiducia al tecnico portoghese

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In pochi possono dire di essere legati al Milan come Filippo Galli. La bandiera rossonera ha rilasciato un’interessante intervista al Corriere dello Sport in cui ha commentato a 360° la situazione del Milan, con un paio di passaggi particolarmente forti. Ecco le sue parole.

Sulla rivoluzione di Cardinale: «Una rivoluzione che, in realtà, non c’è stata. È stato giusto da parte della proprietà fare una scelta forte e non confermare alcune figure, soprattutto dal punto di vista tecnico. L’obiettivo era qualificarsi alla Champions e questo obiettivo non è stato raggiunto. Ma al di là del risultato, conta il processo. E il processo non ha lasciato nulla. Il gioco è stato quello che abbiamo visto e l’unica cosa che avrebbe potuto salvare tutto era il risultato, che però non è arrivato. Purtroppo il Milan deve ripartire da capo. Dal punto di vista identitario bisogna ricostruire molto, sia nella proposta di gioco sia nell’idea di calcio. Amorim può rappresentare una garanzia».

Sulla lunga attesa del Milan per scegliere la dirigenza: «Molti hanno sottolineato l’incongruenza di aver scelto prima l’allenatore e solo successivamente definito una struttura societaria e una governance precisa. Ora però l’importante è non perdere altro tempo e costruire una squadra che possa tornare almeno per la Champions».

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Sul modello Liverpool: «Non si possano ignorare dati e tecnologie. È un approccio che richiama il concetto di Moneyball applicato allo scouting. Tuttavia, questo tipo di metodologia si basa prevalentemente su aspetti tecnico-tattici e atletici. Esistono poi aspetti più umani che il dato non può raccontare».

Sulla necessità di un dirigente con esperienza: «Si, è necessario trovare un equilibrio, soprattutto in un contesto culturale come quello italiano, dove le relazioni hanno un peso specifico. È importante capire come un giocatore possa adattarsi a una realtà come Milano, a una società storica e vincente come il Milan, a uno stadio come San Siro. Sono cose che puoi comprendere davvero soltanto conoscendo il giocatore più a fondo e non limitandoti ai numeri. Per questo credo poco alla replicabilità di modelli come quello del Liverpool».

Galli ha poi continuato: «Ogni club ha una storia, una cultura e un contesto differenti. Bisogna conoscerli e agire di conseguenza. Io mi affido molto ad Amorim, perché mi sembra tra tutti quello con la maggiore conoscenza dei giocatori e delle caratteristiche necessarie per sviluppare il calcio che ha in mente. A me piace molto. Per certi aspetti mi ricorda Arrigo Sacchi: per l’idea di calcio, per la meticolosità nel lavoro e per l’attenzione ai dettagli. Questo mi fa ben sperare. Inoltre è uno che lavora sui giocatori che ha a disposizione».

Sulle scelte di mercato che potrebbe chiedere Amorim: «Certo, preferisce determinati profili, ma non è uno che si arrende se non ottiene tutti i giocatori richiesti. Serve pazienza da parte della società e, per quanto possibile, anche da parte dei tifosi».

Mentre sul supporto della società, che non deve mai mancare: «Assolutamente sì. Negli ultimi anni abbiamo visto cosa succede quando chi dovrebbe sostenere un progetto finisce per indebolirlo. Non faccio nomi, ma sappiamo tutti a chi mi riferisco. Invece di aiutare il gruppo a raggiungere gli obiettivi, è diventato quasi un elemento di disturbo. Non va bene».

Su Leao: «Per entrambe le parti la soluzione migliore sarebbe separarsi. Naturalmente molto dipenderà dalla volontà del giocatore e da quella di Amorim. Ma ho la sensazione che sia arrivato il momento di chiudere un ciclo. Bisognerà capire quale valore il Milan riuscirà a ottenere da una eventuale cessione».

Su Modric: «Questo dipende soprattutto da lui. Se ha ancora la voglia e la convinzione di continuare, credo possa essere molto utile. Può dare ancora molto all’interno dello spogliatoio. Per questo non lo lascerei andare con leggerezza. Allo stesso tempo inizierei a dare più spazio ai giovani, a esempio Jashari e Ricci, che hanno avuto meno opportunità anche per la presenza di Modric»

Infine una domanda sui due giocatori da cui ripartirebbe: «Faccio sempre il nome di Gabbia, perché rappresenta il milanismo, perché è cresciuto nel settore giovanile e perché è sempre stato affidabile. In mezzo al campo direi Rabiot. Chi non è pienamente convinto del progetto o non dà garanzie deve essere messo in discussione. Il Milan ha bisogno di certezze e di ripartire da giocatori che abbiano davvero voglia di costruire qualcosa».

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