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Amorim vicino all’esonero? Il commento sulle sue parole!

Ruben Amorim si è contraddistinto per la schiettezza nelle dichiarazioni e nel suo modo di comunicare in conferenza stampa.

Modo di comunicare che lo ha reso un allenatore unico nel suo genere. Simile ad un altro suo connazionale, che fa delle parole la sua arma più letale, Jose Mourinho. Il problema quando si fa della comunicazione una delle proprie armi è che in alcuni casi le proprie parole vengono ritorte contro.

A farne le spese è lo stesso Amorim che dopo aver elogiato la propria rosa a fine calciomercato, ha compreso dopo poche settimane che i giocatori con cui sta lavorando non sono tutti adatti al suo stile di gioco.

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Sono solo cinque le partite ufficiali in cui Ruben Amorim è l’allenatore del Milan, ma per molti questa situazione si potrebbe aggravare già prima della pausa nazionali. La partita contro il Lecce potrebbe rappresentare lo spartiacque del suo futuro in rossonero.

A parlare di questa possibilità è il giornalista Marco Passotto a la Gazzetta dello Sport:

“La sensazione? Bruttina. Amorim, dopo soli due mesi di lavoro, ha in qualche modo già messo nel conto di non riuscire a completare il suo ciclo nel Milan”.

“Perché tra le varie frasi da evidenziare lungo la giornata di ieri, c’è anche quel “se devo fallire, è meglio che fallisca alla grande”. Sottinteso: “alla grande” significa che se dovrà soccombere, lo farà con le sue idee”.

“Ecco, siamo già a questo punto e pare di rivivere la sua avventura a Manchester (dove a un certo punto disse “Me lo può chiedere anche il Papa, non cambio sistema”), quando però tutte queste cose succedevano dopo un anno e mezzo, non dopo una manciata di settimane”.

“Magari il suo è solo un tentativo di esorcizzare il rischio, il tentativo di alzare l’asticella dialettica per spostare l’attenzione dalla squadra su se stesso. Sentire un allenatore appena montato in sella utilizzare il verbo fallire con questa disinvoltura, fa un certo effetto”.

“Anche perché il Milan da un fallimento ci arriva già. La schiettezza è un pregio enorme nel mondo della comunicazione ingessata in cui il calcio moderno si rifugia da sempre, ma a volte occorre andarci cauti”.

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