Oggi vado leggermente fuori argomento e non mi soffermerò troppo sul Milan, perché il tema arbitri merita un piccolo focus. Prima però una parentesi sui nostri ragazzi. La sconfitta in Olanda contro il Feyenoord è pesante, ma è presto per dare giudizi. I rossoneri hanno tutte le capacità per ribaltare il risultato dell’andata. Sappiamo che nella fase ad eliminazione diretta della Champions le partite in trasferta sono sempre difficilissime. Quindi non fasciamoci troppo la testa e aspettiamo martedì sera per parlare, consapevoli del fatto che un eliminazione per mano degli olandesi rappresenterebbe davvero un fallimento clamoroso per una squadra a cui sarebbe bastato battere la Dinamo Zagabria in Croazia per accedere direttamente agli ottavi di finale.
LEGGI ANCHE: Theo Hernandez-Milan: il futuro è un rebus, addio possibile in estate?
Intanto però testa al Verona. La classifica in campionato è ancora piuttosto complicata, nonostante i sette punti nelle ultime tre giornate. Visto il concreto rischio di non avere anche il quinto posto a disposizione per la Champions League, il Milan non può letteralmente più commettere passi falsi.
Ma veniamo al tema del giorno, o meglio, di questa settimana: gli errori arbitrali e l’utilizzo del VAR. Nel corso degli ultimi sette giorni abbiamo assistito a tre episodi che ci hanno mostrato quanto ancora si possa migliorare nell’uso della tecnologia applicata al calcio. Il primo episodio è ovviamente l’espulsione di Tomori nata da un’azione in evidente fuorigioco e su cui il VAR non può essere d’aiuto, perché sulle doppie ammonizioni il protocollo non prevede il suo intervento.
Il secondo episodio riguarda Inter-Fiorentina. Il gol dell’1-0 dei nerazzurri nasce da un calcio d’angolo che non ci sarebbe mai dovuto essere. La palla crossata da Bastoni, poi respinta in angolo, era uscita di minimo 30 cm. Anche in quel caso il protocollo non contempla l’uso del VAR. Nonostante bastasse un solo replay e tre secondi persi per certificare che la palla non fosse più in gioco. Infine il rigore che è costata la sconfitta all’Atalanta contro il Bruges in Champions League. Una sbracciata veramente minima di Hien sulla faccia di Nilsson, che a sua volta stava trattenendo il difensore bergamasco. L’arbitro assegna il rigore e il VAR non interviene.

Ecco dunque una proposta che forse sembrerà strana, ma a mio parere non lo è affatto. Perché non facciamo come nel tennis, dove Occhio di Falco è a disposizione dei tennisti ma non interviene automaticamente, bensì solamente su specifica richiesta del giocatore? Quello che intendo è di mettere il VAR a chiamata a disposizione per le squadre, e permettere che la tecnologia intervenga nelle partite solamente quando una delle due squadre ne fa richiesta specifica. In questo modo si darebbe la responsabilità dell’uso del VAR alle due squadre, togliendo questo peso agli arbitri. In questo modo non si spezzetterebbe troppo il gioco (basta mettere un paio di challenge massimo per squadra), né ci sarebbero situazioni come quelle di Tomori o Bastoni, dove nessuno può intervenire nonostante dopo 10 secondi ci sia già la consapevolezza di aver commesso un errore grave.
Ovviamente non si risolveranno tutti i problemi. Gli arbitri, in quanto umani, continueranno a sbagliare. Ma in questo modo la responsabilità sull’utilizzo della tecnologia andrà alle due squadre, che dovranno capire quando farne un buon uso. Nel tennis è così, nell’NFL è cosi, anche in NBA le squadre hanno diritto ad un challenge. Si prenda in considerazione l’idea.
