Franco Baresi, leggenda del Milan e attuale vice presidente onorario, ha rilasciato una lunga intervista presso il teatro Careni a Pieve di Soligo. Ecco le sue parole, riportate da “Il NordEst”.
Sui segreti per avere una carriera di successo: “C’è la fortuna, indubbiamente, il talento non basta. È importante non dimenticare mai da dove si arriva, le proprie origini, chi ti ha sostenuto durante il cammino. Ho avuto un’infanzia non facile, ma sono riuscito a trasformare dolore e rabbia in determinazione e caparbietà. Di certo ho avuto anche la fortuna di incontrare le persone giuste nel momento giusto. Persone che mi hanno inculcato valori importanti, come l’educazione e rispetto”.
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Sul Milan: “Il Milan è per me una seconda famiglia, un’àncora di salvezza. Quando ero ragazzino sono stati attenti a quello di cui avevo bisogno. L’aspetto umano è fondamentale, perché prima dell’atleta c’è la persona”.
Sul suo debutto a San Siro: “Ricordo un’emozione grandissima, pensate che sono passato da un paese di diecimila abitanti alla metropoli che è Milano. Lo stadio l’avevo visto solo in televisione, non avrei mai pensato di giocarci, di diventare quello che sono diventato e di vincere quel che ho vinto”.
Sui suoi primi anni: “In particolare ricordo di aver avuto la fortuna di giocare con Gianni Rivera, lui era a fine carriera. Abbiamo giocato insieme solo due anni, ma sono stati anni preziosi, nel quale ho potuto imparare tanto da lui, osservando come si muoveva, come gestiva certe situazioni, la sua eleganza e la sua attenzione per chi giocava meno, per chi stava in panchina, che faticava in allenamento come i titolari”.

Sull’essere il capitano a soli 22 anni Baresi ha dichiarato: “Non è stato un momento facile, perché andammo in serie B. Ma ho capito strada facendo quanto importante sia fare attenzione al bene della squadra più che al proprio personale, io non parlavo moltissimo, ma ha cercato di dare l’esempio con i fatti”.
Su Berlusconi: “È stato un presidente straordinario, per le idee e la capacità di trasmettere a tutto l’ambiente l’innovazione e la sua competenza. C’era un legame speciale, volle regalarmi nella partita d’addio anche un pallone d’oro, quello che non ho mai vinto. Il Milan ritirò inoltre anche la mia maglia numero 6”.
