In vista della finale di Coppa Italia tra Milan e Bologna, in programma questa sera allo Stadio Olimpico di Roma, Beppe Savoldi, storica bandiera rossoblù e match winner dell’ultima Coppa vinta dal club emiliano nel 1974, ha parlato ai microfoni di Tuttosport, lanciando un messaggio chiaro e colorito alla squadra di Vincenzo Italiano.
Savoldi non si nasconde dietro frasi di circostanza e va dritto al punto:
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“Auguro a questo Bologna di fare come il mio: giocare male e vincere la Coppa”. Un’affermazione che strappa un sorriso, ma che cela un pensiero profondo. “La squadra di Italiano gioca un gran bel calcio, si vede la mano dell’allenatore, ma spesso pecca di cinismo. Per una volta – continua l’ex attaccante – meglio soffrire e portare a casa il trofeo”.
Un invito a mettere da parte l’estetica in favore della concretezza, perché una finale, si sa, non si gioca… si vince.
Milan, tutto su uno:
Quando si parla di finali, serve un leader, un trascinatore. E per Savoldi, in casa rossonera, l’ago della bilancia è Rafael Leao:
“Il talento del portoghese non si discute, ma le sue prestazioni dipendono da come si è alzato la mattina…”.
Una battuta che riflette però un dato evidente: la discontinuità del numero 10 del Milan, capace di accendere la partita con una giocata o di spegnersi completamente per lunghi tratti.

Milan, stagione deludente nonostante i (possibili) trofei
L’ex attaccante non risparmia critiche alla stagione del Milan, giudicata ben al di sotto delle aspettative:
“Ci si attendeva sicuramente di più da questa squadra. È vero che alla fine potrebbero comunque chiudere con due trofei, ma il campionato è stato deludente”.
Una fotografia amara per un club che, per storia e ambizioni, dovrebbe lottare ogni anno per lo Scudetto e non accontentarsi di obiettivi intermedi.
Caos societario: “Troppe voci, poca competenza”
Savoldi poi punta il dito anche contro le dinamiche interne al club rossonero, che a suo avviso stanno influenzando negativamente il rendimento in campo.
“C’è troppa gente in società che mette o vuole mettere becco nelle decisioni. Questo genera solo confusione”, afferma con schiettezza. E aggiunge:
“Da fuori si percepisce una certa mancanza di competenza. Per far funzionare un club servono pochi uomini, ma con le idee chiare. Serve una struttura snella e un unico dirigente al comando”.
Una riflessione che va oltre la singola stagione e tocca un nodo centrale nella gestione moderna delle grandi squadre.
Bologna-Milan, non è solo una finale: è una resa dei conti
Quella che andrà in scena all’Olimpico non sarà soltanto una finale di Coppa Italia. Per il Milan è la possibilità di salvare una stagione altalenante. Per il Bologna, l’occasione di scrivere una pagina storica a cinquantuno anni dall’ultimo trionfo. E le parole di Beppe Savoldi suonano come una profezia: “Soffrite, giocate male se serve… ma vincete”.
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