Davide Calabria si racconta come mai prima d’ora. L’ex capitano del Milan, cresciuto tra Vismara e Milanello, oggi difende i colori del Panathinaikos di Rafa Benitez, dopo una breve parentesi al Bologna. In un’intervista concessa a Rivista Undici, il terzino rossonero ripercorre il suo legame profondo con il Milan, l’addio sofferto e le ragioni che lo hanno portato a separarsi dal club della sua vita.
Una vita in rossonero: il sogno diventato realtà
Calabria non nasconde l’orgoglio per il percorso compiuto: «Sono super orgoglioso di aver fatto parte del Milan per così tanti anni, tra giovanili e prima squadra». Crescere nel settore giovanile, esordire in prima squadra, diventare capitano e vincere trofei è qualcosa che, come sottolinea lui stesso, «in pochi possono dire di aver fatto».
Entrato in un Milan lontano dai suoi standard storici, Calabria ha vissuto la rinascita del club fino a guidare una squadra tornata a competere per Scudetto e coppe europee, pur con la consapevolezza che mancasse ancora «un ultimo tassello» per essere davvero competitivi in Champions League.
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L’addio al Milan e una ferita mai rimarginata
«Tutto finisce», ripete più volte Calabria, ma l’addio al Milan non è stato semplice né indolore. L’ex capitano ammette come alcune dinamiche abbiano lasciato strascichi profondi: «Ci sono state cose che hanno fatto male a tutti, nate in una stagione brutta per determinati fattori». Un periodo difficile, vissuto con particolare sofferenza proprio per il legame viscerale con i colori rossoneri.
«Forse ero troppo legato al Milan», confessa, spiegando come quel malessere, coltivato per mesi, sia poi esploso portando alla decisione della separazione. Una scelta mai realmente voluta, ma diventata inevitabile in una situazione ormai logora.

Episodi, carattere e incomprensioni
Calabria entra poi nel merito degli episodi spiacevoli che hanno contribuito alla rottura: «Non ho fatto nulla di male, ma quei momenti hanno rovinato un pochino la mia immagine». Da capitano, racconta, spesso era un punto di riferimento anche per i compagni, un ruolo che richiede schiettezza e confronto.
«Preferisco morire con le mie idee piuttosto che con quelle di altri», spiega, lasciando intendere come il suo carattere diretto possa avergli giocato contro in quel contesto. Le alternative erano poche: restare ai margini o andare via.
Bologna come occasione, poi il futuro lontano dall’Italia
L’opportunità del Bologna arriva quasi per caso, in un momento delicato: «Si sono allineati i pianeti». Calabria non avrebbe voluto lasciare Milano, ma dopo un episodio definito «imbarazzante e fuori luogo», la scelta diventa obbligata. Da lì, un nuovo percorso che oggi lo vede lontano dal Milan, ma con un legame che, come lui stesso lascia intendere, non si spezzerà mai.
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