Il Milan è pronto a cambiare il piano operativo in vista della prossima stagione. La dirigenza rossonera vuole infatti rende più italiana la società, così da poter costruire una base solida da cui ripartire. In linea con questo modus operandi il nuovo dirigente sportivo e il nuovo allenatore saranno molto probabilmente italiani, anche sul mercato si tenterà di puntare meno sugli stranieri. Inter e Napoli, le attuali contenditrici per lo Scudetto, sono infatti la prova vivente di come una buona base solida italiana possa essere la giusta mossa per crescere. Uno dei più grandi estimatore di questa visione è Fabio Capello, l’ex allenatore tra le tante del Milan, è stato intervistato ai microfoni della Gazzetta dello Sport e ha parlato di questo argomento, di seguito alcune sue dichiarazioni:
Sul Milan che punterà sul “Made in Italy”:
“Guardate la classifica di Serie A. Chi comanda? L’Inter, che ha un blocco solidissimo di italiani, da Bastoni a Barella, da Acerbi a Dimarco. Chi insegue? Il Napoli, che ha un altro blocco italiano fortissimo con Di Lorenzo, Meret, Politano, Raspadori. Gli allenatori che si giocano lo Scudetto sono Inzaghi e Conte: non è un caso, più chiaro di così … “.
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L’italianità aiuta dunque a vincere nel 2025?
“Assolutamente sì. Lo spirito di appartenenza, la mentalità, l’importanza di lottare e di vincere il campionato, sono tutti valori che i giocatori italiani sentono in maniera particolare, diversa, più forte. Allo stesso modo funziona per un tecnico. E le due cose ovviamente si contaminano a vicenda: il senso di appartenenza circola, dall’allenatore ai giocatori e così via.
A mio avviso avere un gruppo di italiani nello spogliatoio migliora la squadra in tutti i sensi. Anche dal punto di vista tattico, certo: pensate a quanti giocatori stranieri faticano per ambientarsi e prendere le misure con il nostro calcio. Se in squadra c’è una base che quel calcio lo conosce perché lo mastica fin dagli inizi della carriera, allora tutto diventa più facile. Poi certo, c’è un aspetto che non può passare in secondo piano…”.
Sul Milan che vuole tornare ad essere più italiano:
“Se il Milan deciderà di investire su profili italiani, dovranno prima di tutto essere da… Milan. La qualità fa sempre la differenza. Ma diciamo così: a parità di qualità, io andrei sempre su un italiano“.
Sulla stagione deludente del Milan figlia dell’ingaggio di quasi tutti stranieri:
“Io onestamente non capisco cosa sia successo. Eppure la strada sembrava stata tracciata qualche anno fa: il Milan che ha vinto lo Scudetto nel 2022 aveva un allenatore italiano, Pioli, e in campo colonne come Tonali, lo stesso Calabria o Romagnoli. Anche Donnarumma ha fatto un grande percorso in rossonero, contribuendo alla risalita che ha riportato la squadra in Champions dopo una vita lontano dal torneo più importante d’Europa. Un torneo nel quale il Milan è storicamente di casa”.
Sul blocco azzurro come chiave per fare strada anche nelle coppe:
“Giocare per l’Inter, il Milan, la Juventus in Europa, da italiani, significa tantissimo: per prima cosa, difendere anche i colori del proprio Paese a livello internazionale”.
Sui tanti giocatori italiani che i “rumors” di calciomercato accostano al Milan:
“Ma preferisco non soffermarmi sui singoli. Non è il mio lavoro, è il lavoro che spetterà al prossimo direttore sportivo rossonero, altra figura importantissima della quale un grande club non può fare a meno. Sono felice che se ne siano resi conto anche al Milan, finalmente. Quello che posso dire, senza ombra di dubbio, è che oggi ci sono giocatori italiani, anche nel giro della Nazionale, che starebbero benissimo al Milan. E che qualcuno di talento, i rossoneri ce l’hanno già tra le mani…“.
Su Francesco Camarda:
“Ripeto: il mio Milan era pieno di campioni italiani cresciuti in rossonero. Camarda ha il potenziale per fare grandi cose: merita spazio, anche in prima squadra. In Spagna succede, anche nei grandi club …”.
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