Gerry Cardinale promuove Ruben Amorim e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Il proprietario del Milan, intervistato da Andrea Ramazzotti per La Gazzetta dello Sport, ha parlato del lavoro svolto dal tecnico portoghese, soffermandosi soprattutto sulla gestione dello spogliatoio e sul clima che si respira oggi all’interno della squadra.
Parole che raccontano la fiducia della proprietà nel proprio allenatore e che, tra le righe, sembrano contenere anche un riferimento alla precedente gestione tecnica.
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Cardinale: “Amorim non ha bisogno di…”
Alla domanda sulla possibilità che l’Amorim Ball possa riportare il Milan ai vertici, Cardinale ha spiegato il rapporto diretto che lo lega all’allenatore rossonero. Il numero uno di RedBird ha raccontato di sentirlo prima delle partite, mettendosi a disposizione per qualsiasi necessità.
“Nei giorni prima di ogni partita lo chiamo e gli chiedo: ‘Come posso aiutarti? Di cosa hai bisogno?’. E lui mi rassicura dicendomi: ‘Ci penso io, ci penso io’. Sa che ci sono, ma sa anche fare il suo lavoro. Non ha bisogno che io gli stia con il fiato sul collo: ha tutto sotto controllo ed è un vero professionista che fa crescere le persone”.
Cardinale ha poi sottolineato la capacità di Amorim di gestire il gruppo e valorizzare i giocatori, lanciando una frecciata che sembra indirizzata al passato: “Sta gestendo i ragazzi e sta allenando bene il gruppo. Non penso che questo succedesse prima”.
Il messaggio di Cardinale
Nel corso dell’intervista, il proprietario rossonero ha anche svelato una riflessione nata da una domanda di Zlatan Ibrahimovic. Qualche mese fa, infatti, lo svedese gli avrebbe chiesto: “Che cosa rappresenta il Milan?”. Una frase che Cardinale sostiene di avere ancora in mente ogni giorno e che avrebbe influenzato il modo di interpretare il progetto.
“Questo gruppo, in cui tutti si sostengono a vicenda, senza giochi di potere nello spogliatoio, mi piace: tutti si stanno ammazzando per vincere. Per capirlo basta guardarli negli occhi”.
Infine, Cardinale ha evidenziato una differenza rispetto alle stagioni precedenti. Se in passato aveva la sensazione di essere l’unico davvero arrabbiato dopo una sconfitta, oggi vede una squadra e uno staff coinvolti allo stesso modo.
“Negli anni precedenti mi chiedevo: ‘Perché sono io il più arrabbiato se non vinciamo?’. Adesso non mi sento più così: ragazzi e staff sono arrabbiati quanto me”.
Un passaggio che restituisce l’immagine di un Milan che, secondo la proprietà, starebbe ritrovando compattezza, ambizione e senso di appartenenza. E che conferma quanto Cardinale consideri la gestione di Amorim un elemento centrale del progetto rossonero.
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