Benvenuti nel fantastico mondo di Yacine Adli, in cui voi eravate già dentro. Tifosissimo, simpatico, carismatico, marginale ma poi centrale, avvolto nel mistero. Ma anche contraddittorio.
La storia di un giocatore di cui il Milan sembrerebbe avere un disperato bisogno, mentre altre volte meno. Una sagoma pura, che si esibisce all’insegna della pulizia e della tecnica, che adora giocare avanzato. Un po’ dopo, gli viene regalata una nuova vita che Adli ha già da un po’. Regista arretrato, impegnato, lucido e meno istintivo, più razionale. Alla ricerca della giocata per alleggerire. Soprattutto, un’anima in relazione con il Milan che, altrimenti, non sembra riuscire a fare altrimenti. Un grande supporter, un festaiolo ad ogni gol, un militante che ha il cuore e che dà più del 100%, che adora sporcarsi e rotolare nel fango.
Questo non era Yacine Adli, trequartista del Bordeaux.
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Per il Milan, Adli non era mai stato così importante come oggi. Le sensazioni ci sono tutte, nell’aria. I sintomi, tutti quanti, però, giungono al rientro di Bennacer ed obbligano ad un interrogativo che lascia pochi smarriti. La domanda: Adli sarà ancora tra le prime scelte di Pioli, dal primo minuto, ora?
La risposta, qualunque sia, comincia con forse.
Yacine Adli, protagonista di “Povere Creature” (Premio Leone d’Oro, dal 25 gennaio al cinema) di Yorgos Lanthimos, un po’ lo è, sì, ed un po’ no. Un esperimento scientifico come Emma Stone nel film. Un’identità perduta che cambia tutto il cervello. Un uomo con intenzioni tutte diverse, con una maturità che deve tardare rispetto ai tempi. Un sentimentale, un ragazzo che conosce le emozioni un po’ alla volta, che scopre tutto un grande gioco.
Il nuovo figlio di uno scienziato pazzo, Stefano Pioli, che gli dà un’altra vita e prima lo reclude e poi lo lascia libero. Yacine Adli, la Bella Baxter di Povere Creature che, probabilmente vincerà qualche Oscar e, sicuramente, renderà mille volte più noto il greco Lanthimos.
Una storia dai toni freddissimi che insiste sul libero arbitrio e che, poi, inserisce troppe scene di nudo e di sesso. Tantissime, davvero così tante. Non so cosa, ma qualcosa significherà questo: l’unica dissonanza con il film, per ora, nella storia di Yacine Adli ed il Milan.
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