Dalle parti di Milanello raccontano che un tempo c’era un ragazzo che giocava con il sorriso stampato in faccia: rideva quando aveva la palla tra i piedi e quando, con un doppio passo, seminava chiunque in campo. Rideva anche se lo buttavano a terra e rideva – e come rideva – quando segnava. Chi ancora non aveva imparato a conoscerlo poteva pensare che magari gli piacesse beffarsi dei suoi avversari, ma il suo sorriso così puro non ha mai nascosto altro sentimento che non fosse amore. Per il pallone e per la vita.
Era un ragazzo felice. Di un entusiasmo contagioso, capace di far innamorare chiunque lo vedesse volteggiare in campo: bastava un suo strappo e, d’un tratto, quel suo stesso sorriso ti si stampava in faccia quasi per osmosi. E guardate che è raro trovare un ragazzo che, anche a fronte della foga agonistica tipica dei più grandi palcoscenici, riesca a non perdere il sorriso neanche per un secondo. È raro ed è bello. Un inno alla gioia dal fascino antico: nel calcio moderno, si sa, c’è sempre meno spazio per i sorrisi, tutto corre troppo veloce.
Un sorriso così puro e genuino, al giorno d’oggi, andrebbe tutelato, eppure stiamo rischiando di perderlo. Leao non segna ormai da due mesi, un’astinenza mai vista da quando è definitivamente esploso. E oltre al gol, ora sta perdendo anche la gioia di giocare.
Leao in campo non ride più. Sembra un giocatore serio, adesso. Di quelli con lo sguardo sempre concentrato, anche un po’ truce, ma a cui poi non riesce niente. Ha gli occhi spenti come quelli di un mustang, un tempo libero e indomabile, che un giorno si ritrova chiuso in un recinto. Perché, checché ne dica Pioli, il suo nuovo ruolo nel modulo rossonero degli ultimi due mesi ne limita gioco, spunti e talento. Un mustang addomesticato, appunto.
Rafa ha perso il sorriso, e con esso anche il piacere di far sorridere gli altri: sarà un caso che da quando si è spento lui, anche il Milan non gira più. Una squadra che ha perso fantasia, perché il suo talento anarchico si sente confinato. Un mustang non nasce per vivere in un recinto, ma per correre libero con il fuoco negli occhi. E da quando Leao ha smesso di sentirsi libero, non ride più.
E da quando Leao non ride più, per il Milan non è più domenica.

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