L’ex Milan Costacurta ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Corriere dello Sport. Diversi i temi trattati. Di seguito le sue parole:
Sul nuovo Milan: «Dopo un inizio abbastanza strano, senza dichiarazioni, si sono mossi bene. Hanno preso un ottimo difensore come Gila, un buon attaccante come Gonçalo Ramos, che lavora molto per la squadra, e hanno riconfermato Modric, che vale come un acquisto. E poi mi piace Amorim: dopo la morte di Baresi ha ricordato la sua legacy e questo mi è piaciuto molto. L’ho seguito a Manchester e soprattutto allo Sporting ed è un allenatore che può ridare entusiasmo a San Siro. I nuovi sono bravi, la squadra è buona, ora serve che quelli dell’anno scorso alzino il livello. Così il Milan potrà tornare veramente a gareggiare per la Champions».
Su Baresi: «È un grande dolore però, come insegnava lui, dobbiamo subito voltare pagina. Lui era maestro in questa cosa, tra le tante cose che ci ha insegnato. Era strepitoso, Franco. Sotto un certo punto di vista disturba perché tanti ragazzi che si avvicinano al calcio dovrebbero conoscere la storia di Franco, vederlo, guardarlo, studiarlo in campo. I valori dell’uomo erano tanti ma l’impegno mio e dei miei compagni sarà proprio quello di far emergere anche le sue qualità da atleta, il campione che è stato, la sua determinazione, il suo temperamento, le sue capacità di superare gli ostacoli, insomma le sue qualità tecniche. Io porterò avanti la memoria di Franco per tutto il resto della mia vita. È bello che emerga il fatto che fosse una una una persona meravigliosa, però io vorrei che emergesse anche quello che ha insegnato a noi difensori. È stato un grandissimo maestro.
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Pallone d’oro? Facciamo cadere un po’ questa idea che il pallone d’oro premi sempre i migliori. Se pensiamo che lui, Maldini e Pirlo non l’hanno mai vinto e l’ha vinto Sammer… Non credo che a lui avesse dato fastidio ma sarebbe stato molto felice dell’emozione che ha provocato nelle migliaia di persone che sono accorse per il suo funerale. Quello lo avrebbe commosso.
Un ricordo per far capire ai giovani chi era Franco? Non ce l’ho. Mi ha salvato così tante volte in situazioni dove avevo sbagliato. Aveva sempre un consiglio, voleva trasmettere le conoscenze. Non era geloso, non era invidioso. Quella voglia di condividere è stata veramente la sua più grande qualità. Modric ha detto che vuole vincere un trofeo per dedicarglielo? Ci lega il fatto che abbiamo sempre cercato di migliorarci giorno dopo giorno. Per mantenere quel livello devi avere delle caratteristiche caratteriali molto spiccate e forse è questo quello che ci unisce, l’aspetto per cui siamo simili. Un carattere forte, disciplina e ambizione. Non mollare mai, anche quando si cade, come ci insegnava Franco».
Cosa manca al Milan per tornare ai suoi livelli? «Noi avevamo la proprietà che spendeva più di tutti in Europa, faceva arrivare giocatori straordinari. Adesso non rientra nelle prime dieci e questo si vede anche nella scelta sbagliata di alcuni giocatori, che sono stati la vera grande delusione degli ultimi due anni. Non hanno dato quanto potevano e bisogna capire se è stato un problema di carattere o di ambiente. Quando la situazione si è complicata non hanno risposto, vedi il finale dell’ultimo campionato con quel crollo mentale verticale: io me la prendo con loro, più che con l’allenatore o la proprietà».
Sulla Champions: «Il Psg è la squadra più forte che c’è in Europa e forse nel mondo degli ultimi due anni. Luis Enrique fa sì che i giocatori diano il cento per cento. Vedo giocatori sensazionali come Dembelé, Barcola, Doué correre come pazzi e capisco che credono davvero ciecamente al loro allenatore».
Sulla nuova formula del super girone: «Se mi piace? Sì, non mi dispiace. Poi è chiaro che si può sempre migliorare ma da commentatore ho notato che aiuta soprattutto nelle ultime giornate a far sì che ci siano più partite in bilico, dove il risultato diventa importante. E questo è importante per far crescere il livello della competizione».
Sugli errori più comuni in difesa: «Non c’è un credo unico e fisso, bisogna adattarsi. Io, che ero piccoletto, dovevo lavorare di ingegno quando marcavo ad esempio Maradona o Ronaldo: dovevo adeguarmi io alle loro caratteristiche».
Sulla notte europea che si porta dentro: «La finale contro la Steaua nell’89. Siamo entrati al Camp Nou, abbiamo visto i nostri tifosi, ed eravamo certi che avremmo vinto. La più strana, quella contro la Juve nel 2003: contro avevamo alcuni nostri amici».
Sulle italiane in Champions: «È solo una questione di investimenti ma dominare come quell’anno, con tre italiane in semifinale, penso non succederà mai più. Capiterà che qualche club italiano possa tornare a lottare ai vertici, come successo all’Inter, ma non prima di sei-sette anni. Adesso ci sono almeno sette squadre più forti dei nerazzurri: Psg, Bayern, Arsenal, City, Liverpool, Barça e Real».
Su Mancini: «Penso che la soluzione migliore fosse Conte. Nel momento in cui è stato scelto Maldini, ero molto ottimista perché lui e Leonardo si compensano e vedono cose che noi non vediamo. In Pirlo vedo cose che altri non hanno, se è stato scelto da loro c’era qualcosa che noi non vedevamo. Io avrei dato loro fiducia e continuato con Paolo e Leo, però conosco Malagò e so che sa tirare fuori il meglio di sé».
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