La vittoria a San Siro contro il Napoli
è stata fondamentale per cogliere appieno il significato del fattore “squadra”. L’immagine che più di tutte rimane impressa nella mente è quella di Luka Modric: al fischio finale, dopo aver scagliato il pallone in fallo laterale, si inginocchia sul campo e si lascia andare a un urlo liberatorio. Un gesto che racconta molto più della sua tecnica: parla della sua passione, della sua dedizione e del cuore che mette in ogni partita.
Modric è arrivato al Milan in estate, a parametro zero dal Real Madrid, con la convinzione che questa squadra avesse già una base solida per puntare in alto. Ciò che serviva davvero era proprio un profilo come il suo, nonostante l’età che, come possiamo notare, non è un fattore che incide in modo negativo. Un giocatore capace di portare quella leadership che mancava nello spogliatoio da troppo tempo, diventando il valore aggiunto che fa la differenza.
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Modric, oltre il campione: il lato umano del fuoriclasse
Il ‘Corriere della sera‘, in edicola oggi, ha pubblicato un approfondimento dedicato al centrocampista croato, svelando alcuni retroscena sulla sua avventura nel club.
La scorsa estate, Allegri ha spinto fortemente per portare Modric in rossonero, convinto sin dal primo momento che l’età- i suoi 40 anni- non sarebbe stata un limite. Una scelta che non ha messo tutti d’accordo, ma il tempo gli ha dato ragione. La sola presenza del campione croato, infatti, ha avuto un impatto immediato: ha alzato l’intensità degli allenamenti e portato un nuovo standard dentro lo spogliatoio.
Il quotidiano rivela anche un dettaglio significativo. Modric è tra i primi ad arrivare a Milanello e tra gli ultimi ad andarsene, spesso in compagnia di Adrien Rabiot. Un cambiamento evidente rispetto alla scorsa stagione, quando la puntualità non era di certo un punto di forza della squadra. Ora nessuno osa più arrivare in ritardo agli allenamenti. Tra i giocatori gira una certa frase “se è puntuale lui che ha vinto sei Champions, con che faccia arrivi in ritardo tu?“.
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