EDITORIALE PRIMA PAGINA

Sig. Enzo Raiola, ci faccia il piacere…

È la notte di PSG – Milan. È la sfida tra i rossoneri e il suo passato alquanto chiacchierato. Il Sig. Enzo Raiola ha incendiato la vigilia con le solite dichiarazioni a chiarimento di una vicenda trita e ritrita. Ogni volta che la Nazionale italiana scende in campo a San Siro, parte la voglia compulsiva di raccontare i dettagli della gestione che fu. Nemmeno quotate (ok, non è il periodo giusto di pronunciare questa parola…) le parole alla vigilia del match di Champions tra Donnarumma e il suo grande amore. Almeno così provano a raccontarlo. Tutto questo, pura coincidenza?

Mantenendo salvo il diritto di ognuno ad esprimere il proprio pensiero, consentitemi di contestare questa narrazione attingendo ad una cronologia dei fatti che vela con più di qualche dubbio gli scenari evocati. Bastano già le parole del compianto Mino Raiola a far scricchiolare la teoria espressa dal cugino Enzo. Il mai dimenticato Mino, il 25 gennaio del 2020, dopo un Brescia – Milan, prima palesò i suoi dubbi Elliott : “Il Milan ha sempre fatto bene con un proprietario che ha le stesse ambizioni del club. Io non so se Elliott ha questa ambizione”.

E poi su Donnarumma espresse un pensiero “aperto” che lasciò libera interpretazione riguardo scenari futuri: Il contratto in scadenza di Donnarumma? Vado avanti così e vediamo: lui ha un contratto di due anni e non ho né la voglia né l’idea di creare qualsiasi polverone su Gigio Donnarumma. Ha il contratto, stiamo bene con la proprietà e poi vedremo”.

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In quella circostanza non arrivò nessun riferimento a questo amore smodato che mai al mondo poteva essere messo in discussione. Conferma della scelta, legittima, da professionista con delle priorità che evidentemente non contemplavano riconoscenza e amore, arrivò dallo stesso Mino Raiola. Dopo il passaggio di Gigio al PSG, in un’intervista esclusiva rilasciata nel settembre 2021 dall’agente del ragazzo a RaiSport, dichiarò: “Non vedo tradimento. È stata una SCELTA PERSONALE. Non ha firmato con il Milan malgrado non avesse ancora un accordo con altre squadre. SENTIVA CHE ERA ARRIVATO IL MOMENTO DI CRESCERE E DI LASCIARE L’AMBIENTE ROSSONERO”. Non penso ci sia altro da aggiungere sulla conclusione del suo percorso professionale a Milano.

Parole che in un certo modo confermano lo scenario descritto lo scorso 9 febbraio da Frederic Massara. All’accusa dello stesso portiere di aver ricevuto una sola telefonata dal Milan che gli annunciava la scelta di lasciarlo andare dopo aver puntato su Maignan, l’allora DS del Milan ricostruì quelle giornate:  “Chiamarlo ci è sembrato un gesto di cortesia dopo I SUOI RIFIUTI ALLE NOSTRE PROPOSTE. Noi lo abbiamo informato che saremmo stati obbligati a cercare un’alternativa. Ci è sembrato corretto prima di ufficializzare l’acquisto di un nuovo portiere informare lui direttamente. È stato semplicemente un gesto che pensavamo che fosse apprezzato”.

La doppia sfida contro il suo passato si avvicina, iniziando da stasera, ed evidentemente memori del trattamento riservato a San Siro con la maglia della Nazionale recentemente, è partita l’operazione candeggio. Il Sig. Enzo Raiola ci ha tenuto a ricordare i fatti. Evidentemente la memoria non è la prima virtù.

“Maldini disse. Mino, noi siamo qua per altro. Il capitolo Gianluigi è già chiuso perché noi abbiamo già preso il nostro portiere”. Si, ma quando arrivarono queste parole? Non è dato saperlo.

Il Sig. Enzo Raiola rincara la dose dicendo: “A Donnarumma è crollato quel macigno sulla testa. Noi, oltre alla Juve, che lo avrebbe preso solo a fine campionato se il Milan non fosse andato in Champions, non avevamo fatto mercato su Gianluigi. A gennaio, sempre per non tradire il Milan, non aveva neanche voluto ascoltare un’offerta da futuro svincolato”.

Un’atto d’amore che inevitabilmente lascia qualche dubbio. Quindi Donnarumma ha amato così alla follia il Milan tanto da accettare di trovare un accordo con la Juventus qualora “l’amore della sua vita” non si fosse qualificato per la Champions.

È come avere una fidanzata alla quale si dichiara amore eterno ma difronte alla possibilità di sposarsi le si dice: “Amore, lo sai che ti amo. Prima di sposarci però, confermami il patrimonio di tuo padre”. Quindi “no Champions”, meno soldi e di conseguenza “no Milan”. Veramente un sentimento che commuove.

“Sono felice di essere parte di questo grandissimo club. Mi sento pronto per affrontare questa nuova sfida e proseguire qui il mio percorso di crescita. Con il Paris voglio vincere il più possibile”. Parole sicuramente di circostanza da parte di Gigio che in quell’estate non ha mai mascherato la sicumera di colui che sentiva di essersi regalato un upgrade importante nella sua carriera quantificabile in tanti zeri.

Ma perché non parlarne prima? Perché anche ieri Donnarumma ha lasciato ancora una porta aperta al passato dicendo: “Un giorno parlerò”. Ma quando? Ancora?

Basta. Vi prego basta con questo processo di vittimismo che è stucchevole e anacronistico tanto quanto maldestro. Se di sentimento tradito si vuole parlare bisogna guardare a quello dei tifosi rossoneri che hanno dato tanto in maniera incondizionata salvo poi sentirsi abbandonati senza un briciolo di saluto per correre verso una ricchissima ambizione.

Quindi, ci faccia il piacere…

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