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Errori dei singoli e di sistema – Milan: i numeri non mentono

Fonseca Photo Credit ACMilan

La stagione del Milan è iniziata nel peggiore dei modi. Dopo tre giornate la classifica vede i rossoneri con appena due punti, frutto di una sconfitta e due pareggi. Quel che più preoccupa, soprattutto in vista delle prossime sfide, è la fase difensiva. Arrivare al derby e all’esordio in Champions contro il Liverpool con una media di due gol subiti a partita non lascia ben sperare i tifosi. I limiti difensivi di questa squadra sono equamente suddivisi tra sistema, errori dei singoli e richieste dell’allenatore, proprio per questo non sarà facile, per Fonseca, trovare una soluzione immediata.

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Fonseca - Photocredit acmilan.com
Fonseca – Photocredit acmilan.com

L’analisi della “Gazzetta dello Sport” permette di entrare nel merito e di capire, anche grazie ai numeri, cosa non funziona nella difesa del Milan. Dopo le prime tre partite di campionato i rossoneri registrano un numero di expected goals pari a 5,67, quindi non lontano dai sei gol effettivamente subiti. Questo dimostra che il malfunzionamento della fase difensiva non è affatto casuale.

Il Milan, inoltre, è la squadra che concede tiri mediamente più vicini alla propria porta, favorendo così un’alta percentuale realizzativa alle proprie avversarie. La distanza media dei tiri concessi dai rossoneri è inferiore ai 14 metri. Per avere un parametro di riferimento, Juventus e Napoli fanno calciare, mediamente, le loro avversarie da 19-20 metri di distanza dalla porta.

Secondo Luca Bianchin, le colpe sono da ricercare in situazioni e contingenze diverse. Tutti ricordiamo la prestazione horror di Theo Hernandez a Parma. Anche la fascia destra si è resa protagonista, in negativo, con Calabria ed Emerson Royal, che non sono riusciti a fornire una prestazione convincente. Lo stesso Pavlovic, ha delle responsabilità sul secondo gol della Lazio, nonostante sia stato fin qui uno dei migliori tra i rossoneri.

theo hernandez
theo hernandez

Le prestazioni, a tratti terrificanti, offerte dai singoli, sono sintomo di un problema più grande, che coinvolge l’intera fase difensiva e di riflesso l’intera squadra. Quando un sistema non funziona, la colpa non può essere addossata unicamente ai singoli, che evidentemente si trovano ad agire in un contesto che non permette loro di esprimersi al meglio.

Le caratteristiche della rosa del Milan non sembrano sposarsi a meglio con quelle che sono le richieste di Fonseca. L’allenatore lusitano ha più volte dichiarato di volere applicare elementi come aggressione, conquista e gestione del pallone, anche in chiave difensiva. Fonseca si trova però a dover giocare con centrocampisti come Reijnders e Loftus Cheek, che hanno una propensione molto più offensiva che difensiva e spesso sono in difficoltà nel leggere determinate situazioni.

Idem per gli esterni alti, troppo spesso assenti quando si tratta di coprire o di raddoppiare. Vedremo se questa sosta per le nazionali permetterà a Fonseca di lavorare sui limiti e sui problemi palesati fino ad ora. La stagione è appena iniziata, ma gli impegni di settembre rischiano di essere già decisivi.

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