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ESCLUSIVA – Armanini: “Il rapporto Elliot-RedBird non è come Oaktree-Zhang. Ecco perché il Milan non spende tanto sul mercato”

Nel corso della puntata odierna della nostra rubrica “Al Telefono con” abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Giovanni Armanini, giornalista che cura la newsletter di sport business fubolitix.substack.com. Proprio per le sue competenze in materia abbiamo approfondito (e chiarito) diversi temi che, in casa Milan, hanno creato confusione, diventando dei veri e propri casi.

RedBird ed Elliot, cosa potrebbe accadere se RedBird non dovesse restituire il prestito

Partiamo da dove tutto è iniziato. Red Bird Capital di Gerry Cardinale, acquista il Milan da Elliot per una cifra vicino a 1,23 miliardi. Di cui 650/700 versati da Cardinale (dai suoi investitori) e circa 300 milioni all’8% di interesse ottenuti da un prestito erogato da Elliot attraverso un Vendor Loan. In più Elliot avrebbe ottenuto un premio del 6% nel caso Cardinale avesse rivenduto il Milan per una cifra superiore al 1,2 miliardi. Da questo recap due domande:

Vista l’anomalia per i comuni mortali di veder acquistare qualcosa facendosi prestare i soldi dal venditore, ci puoi spiegare che cos’è il Vendor Loan? Visti i chiacchiericci e i tanti dubbi alimentati dal fatto che Elliot occupa ancora posti nel CdA rossonero e l’attuale AD, Giorgio Furlani è da sempre espressione di Elliot, rende questa proprietà “a tempo”? Tempo che vede il rintocco finale ad agosto 2025 quando Red Bird deve restituire 680 milioni circa (interessi compresi) ad Elliot. Quali scenari? In 8/9 mesi trova il capitale da restituire magari attraverso l’ingresso di un socio di minoranza o è così remota la possibilità che il Milan possa ritornare ad Elliot?

Armanini ci spiega: “Il vendor loan è come dice la parola stessa un prestito che fa il venditore all’acquirente ed è un’operazione che Elliot ha fatto nei confronti di RedBird nella vendita del Milan per valorizzare immediatamente la parte che era valorizzabile e tenersi un qualcosa comunque che gli avrebbe permesso, entro qualche anno, di avere un ulteriore guadagno sull’operazione. Il tema è più ampio, qui mi limito a dire che secondo me questa formula è una formula intrinseca nella storia di Elliot e del Milan. Cioè, Elliot entra nel capitale del Milan durante l’operazione Yonghong Li, con la quota di minoranza che aveva “si porta a casa” il100% del club. Elliot vuole fare l’investitore e quindi trovando in Red Bird un socio che considera affidabile torna a fare quello che vuol fare: il finanziatore di operazioni che poi gli debbano ridare dei ritorni ad un tempo prestabilito. Il fatto che il Milan venga venduto al 100% è che Elliot si tenga di fatto una parte attraverso il vender loan secondo me è intrinseco alla genesi dell’operazione Elliot-Milan”.

“Furlani non è l’uomo di… ma una persona a cui viene data molta fiducia”

E poi aggiunge: “Io credo che sia evidente che ci sia un rapporto di ampia fiducia tra le due parti in causa e quindi Furlani lo possiamo vedere come “l’uomo di…” ma lo possiamo vedere anche con me un rapporto di grande fiducia nei confronti di una persona. Ci sono dei impatti pregressi sulla formazione di quello che deve essere il Milan non vedo perché ci deve essere qualcosa da nascondere onestamente e quindi personalmente non vedo un grande problema in questo. Direi che è evidente che Furlani è lì e opera in una società che è di RedBird secondo le direttive di RedBird sapendo che dentro c’è l’interesse di Elliot. Faccio un esempio esempio, nel Manchester United la famiglia Glazer mette in vendita la società e poi scopre che è meglio vendere una quota minoritaria della società con un’ampia discrezionalità operativa a Jim Ratcliffe. Nessuno si pone il problema che Jim Radcliffe abbia o non abbia la maggioranza, è evidente che a un certo punto crescerà nel capitale del Manchester United e farà delle operazioni di lungo periodo. Ora operazioni simili le fa Red Bull, in questo periodo stanno facendo un’operazione sul Paris FC perché nel calcio – posto che fare i soldi con gli utili del calcio è una delle strade – si fanno i soldi maggiormente nel medio-periodo, valorizzando gli asset e facendo crescere i valori a cui si può rivendere. Poi è vero che ci sono anche valori puramente di bilancio, ma se io vendo oggi un 10% ad una cifra molto superiore a quella di acquisizione anche se è il 10% potenzialmente l’intero mio capitale vale di più e quindi l’operazione anche solo sul 10% mi da la giustificazione per fare delle valutazioni sul mio asset totale”.

L’agente di Terracciano rivela: “Mentalmente pronto, ecco perché ci è piaciuto il Milan…”

Armanini sul possibile ritorno di Elliot spiega: “Lo vedo quasi impossibile, ecco perché”

“Se RedBird non dovesse trovare il capitale da restituire ad Elliot vedo molto difficile che il club possa tornare nelle mani di quest’ultimo perché c’è un rapporto di fiducia. Credo, invece, che RedBird possa fare una ulteriore raccolta di capitale per trovare i soci oppure trovare un socio esterno interessato a quella quota. Credo che per come sono messi i conti ci possano essere dei ragionamenti che probabilmente qualcuno o qualche investitore un po’ ovunque nel mondo possa essere interessato a fare. Dico la verità, non vedo la scadenza dell’agosto del 2025 con come un momento insormontabile, arrivo anche a dirti che le banche – perché poi alla fine banalizzando Elliot in questo è una banca – che fanno questo tipo di operazioni preferiscono avere sempre un creditore vivo, piuttosto che morto. Quindi nella peggiore delle ipotesi se io ho un credito nei vostri confronti e vi stimo tranquilli che quando lo pagate lo prolunghiamo. Tanto è vero che mi pare che nelle posizioni che Elliot ricopre nell’organigramma Milan sia lì a presidiare quella che è la sua operazione. C’è un percorso di continuità in questi anni, Elliot è sicuramente consapevole delle vicende Milan. Non stiamo parlando di Oaktree con l’Inter”.

Armanini spiega meglio: “Stiamo parlando di 300 milioni su 1 miliardo e 2 di operazione e non ci spiegano chi era Lion Rock. Ecco lì ho visto qualcosa di un po’ più anomalo in questi anni, rispetto ad un rapporto tra Elliot e RedBird, poi siccome c’è anche una indagine aperta non voglio lasciare nulla al caso. C’è un’indagine aperta, poi tutto può essere, però mi viene difficile pensare che- in base a quello che leggo anche dalle fonti giudiziarie – la scadenza dell’agosto 2025 possa essere un’apocalisse rossonera ecco”.

Il mercato rossonero: perché il Milan non può spendere certe cifre, pur avendo il bilancio in attivo?

Faccio il portavoce del tifoso. La gestione finanziaria del Milan in questi anni è stata impeccabile. Dal luglio 2018 ad oggi, l’accoppiata Elliot/RedBird ha portato il club a fatturare da scarsi 250 milioni e nonostante il COVID di mezzo, agli attuali 450 con passivi che sono passato da -195 agli ultimi due esercizi in attivo prima di 6 e poi di 4 milioni. Nonostante gli ultimi due mercati da 100 milioni l’uno, la politica resta sempre vincolata a paletti rigidi tipo “meglio 3 acquisti da 20 che uno da 60” o i classici paletti agli stipendi In virtù di questo ti porto un esempio. In attesa della nuova classifica sugli ultimi bilanci, a gennaio 2024 (riferimento al precedente bilancio) Sports Business Group di Deloitte ha messo il Milan (385) davanti all’Atletico Madrid (364) come ricavi.

Com’è possibile che l’Atletico, oltre agli altri acquisti, può permettersi Julien Alvarez per 75+10 milioni e il Milan no? È una questione di volontà, scelta, strategia? O c’è altro dietro questi numeri che noi non siamo in grado di leggere e che quindi impediscono al Milan investimenti di questa portata?

Armanini spiega: “Questa è prudenza. Si fanno delle operazioni di risparmio immediato che però presuppongono degli impegni di medio e lungo periodo che poi devono verificarsi, devono rientrare. Ricordiamoci sempre una cosa, quando un club vende e fa plusvalenza carica tutto su bilancio attuale, quando acquista e ammortizza imputa a diversi bilanci e quindi questa cosa qui crea uno sbilanciamento tale per cui è facile fare risparmi immediati, ma poi hai degli impegni nel lungo periodo. L’impressione è che il Milan voglia uscire da questa logica facendo i passi che possono essere fatti. Quindi portano la proprietà a dire “dobbiamo operare dentro un determinato range di mercato” ben sapendo che il range più affollato e anche dove è più facile sbagliare, è più facile facile sbagliare il giocatore da 10-15 milioni perché puoi scegliere tra 100 di quel valore, piuttosto che quelli da 60-70. Ecco credo che ci sia un ragionamento prudenziale per quello che vedo io e io capisco perfettamente il punto di vista del tifoso. Al tifoso interessa il campo, interessa poco il progetto, la prospettiva, anche perché vede vendere e quindi dice “ma va valorizzato”. Però ricordo anni indietro quando si diceva “è però questo Club non ha grandi rapporti con dei grandi procuratori” e poi si è visto che quelli che avevano rapporti con dei grandi procuratori hanno fatto anche dei grandi buchi, perché prendevano degli impegni immediati per una prospettiva che poi non si realizzava. Ecco io credo che il Milan stia andando molto più sul certo, che è più difficile, sapendo che è una strada che magari non è allineata con quelli che sono stati i vent’anni d’oro del Milan Berlusconiano, ma che certamente è un qualcosa di più auspicabile degli ultimi 10 perché non si può fare sempre riferimento a quello che ci fa comodo. Ricordiamo anche il Milan di Berlusconi che arrivava ottavo”.

Questione stadio: una favola non proprio a lieto fine

La questione che riguarda il nuovo stadio del Milan è in continua evoluzione e sembra un vero e proprio caso destinato a non finire. Ripercorrere tutte le tappe richiederebbe giorni, però possiamo partire dalle novità emerse proprio negli ultimi giorni. Ma questo avrebbe effettivamente un impatto sulla crescita sportiva del club?Cosa significherebbe condividere ancora lo stadio con l’Inter e portare avanti il progetto per il nuovo impianto con un’altra società? Quali effetti/grandi differenze ci sarebbero da un punto di vista sportivo ed economico? Perché il Milan ora valuta la possibilità di costruire lo stadio con il club nerazzurro, quali nuovi scenari apre il passaggio dell’Inter nelle mani di Oaktree?

Armanini ci spiega che “Sugli stadi non “scommetterò” mai, però ho una mia idea sugli stadi in generale. Prima quando parlavamo di potenza di mercato, quella è una dinamica che ha una logica dentro un club sportivo che gestisce una squadra sportiva, il tema del business dello stadio secondo me si confonde un po’ e non parlo solo del Milan, ma parlo in generale. Secondo me sugli stadi ci raccontano un sacco di supercazzole, perché gli stadi è vero che sono importanti per la patrimonializzazione, ma poi bisogna anche capire con che soldi si investe dentro, dei vincoli, dentro quali società, con quali formule finanziarie ecc… Io qui ti dico: non c’è a mio modo di vedere una sufficiente tradizione oggi in Italia per capire cosa è meglio. Sicuramente avere lo stadio è come l’avere una casa di proprietà: ti permette il giorno in cui dovessi restare senza lavoro di vendere la casa e, nel breve periodo, incassare, ma faccio fatica anche a capire come lo stadio dopo una fase iniziale di sviluppo possa essere nel lungo periodo un grande grande tema. La vedo onestamente più come operazione collaterale degli investitori, che come operazione che dovrebbe in qualche modo far felici i tifosi. Io vivevo a Manchester, il Manchester City gioca nello stadio comunale e paga l’affitto”.

“Non è lo stadio che ti porta soldi da spendere sul mercato”

Armanini poi prosegue: “Capisco che se un club guadagna 20-30 milioni di sponsorizzazione ha fatto un grosso boost per poter investire e spendere, ma le stesse identiche cifre su aree commerciali – che quindi fanno delle attività collaterali costose burocratizzate – non hanno la stessa marginalità e quindi ci giriamo intorno. Sarà anche tutto bello bello, ma non ce la vedo questo vantaggio in termini di ricavi, ovvero quella parte che fa felici i tifosi perché poi mi permette di passare a fare un mercato migliore o, come diceva a Conte, dal ristorante da 100 € a quello di a quello da 1000 €”.

Quindi la favoletta che ci raccontano che è necessario per poter tornare ai fasti del passato è solo una storiella? “Io non credo dipenda da quello, credo ci siano dei temi di sistema insormontabili per un singolo club. Un club che gioca per la Serie A non sarà mai un club che gioca in Premier: sono fattori esterni quindi. Penso che le operazioni sullo stadio possono avere un impatto positivo, ma non che così si possa colmare il divario con le grandi squadre europee. Io non credo che il tifoso italiano voglia lo stadio per andarci al ristorante o a fare shopping. Per me bisogna essere rispettosi della nostra cultura, poi magari tra 10 anni cambierà, ma ora non andrà ad impattare il mercato del club. Poi magari sbaglierò e mi ricrederò”.

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