Nel corso della puntata odierna della nostra rubrica “Al Telefono con” abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Giovanni Armanini, giornalista che cura la newsletter di sport business fubolitix.substack.com. Proprio per le sue competenze in materia abbiamo approfondito (e chiarito) diversi temi che, in casa Milan, hanno creato confusione, diventando dei veri e propri casi. Queste le sue parole sulla questione stadio:
Questione stadio: una favola non proprio a lieto fine
La questione che riguarda il nuovo stadio del Milan è in continua evoluzione e sembra un vero e proprio caso destinato a non finire. Ripercorrere tutte le tappe richiederebbe giorni, però possiamo partire dalle novità emerse proprio negli ultimi giorni. Ma questo avrebbe effettivamente un impatto sulla crescita sportiva del club?Cosa significherebbe condividere ancora lo stadio con l’Inter e portare avanti il progetto per il nuovo impianto con un’altra società? Quali effetti/grandi differenze ci sarebbero da un punto di vista sportivo ed economico? Perché il Milan ora valuta la possibilità di costruire lo stadio con il club nerazzurro, quali nuovi scenari apre il passaggio dell’Inter nelle mani di Oaktree?
Armanini ci spiega che “Sugli stadi non “scommetterò” mai, però ho una mia idea sugli stadi in generale. Prima quando parlavamo di potenza di mercato, quella è una dinamica che ha una logica dentro un club sportivo che gestisce una squadra sportiva, il tema del business dello stadio secondo me si confonde un po’ e non parlo solo del Milan, ma parlo in generale. Secondo me sugli stadi ci raccontano un sacco di supercazzole, perché gli stadi è vero che sono importanti per la patrimonializzazione, ma poi bisogna anche capire con che soldi si investe dentro, dei vincoli, dentro quali società, con quali formule finanziarie ecc… Io qui ti dico: non c’è a mio modo di vedere una sufficiente tradizione oggi in Italia per capire cosa è meglio. Sicuramente avere lo stadio è come l’avere una casa di proprietà: ti permette il giorno in cui dovessi restare senza lavoro di vendere la casa e, nel breve periodo, incassare, ma faccio fatica anche a capire come lo stadio dopo una fase iniziale di sviluppo possa essere nel lungo periodo un grande grande tema. La vedo onestamente più come operazione collaterale degli investitori, che come operazione che dovrebbe in qualche modo far felici i tifosi. Io vivevo a Manchester, il Manchester City gioca nello stadio comunale e paga l’affitto”.
“Non è lo stadio che ti porta soldi da spendere sul mercato”
Armanini poi prosegue: “Capisco che se un club guadagna 20-30 milioni di sponsorizzazione ha fatto un grosso boost per poter investire e spendere, ma le stesse identiche cifre su aree commerciali – che quindi fanno delle attività collaterali costose burocratizzate – non hanno la stessa marginalità e quindi ci giriamo intorno. Sarà anche tutto bello bello, ma non ce la vedo questo vantaggio in termini di ricavi, ovvero quella parte che fa felici i tifosi perché poi mi permette di passare a fare un mercato migliore o, come diceva a Conte, dal ristorante da 100 € a quello di a quello da 1000 €”.
Quindi la favoletta che ci raccontano che è necessario per poter tornare ai fasti del passato è solo una storiella? “Io non credo dipenda da quello, credo ci siano dei temi di sistema insormontabili per un singolo club. Un club che gioca per la Serie A non sarà mai un club che gioca in Premier: sono fattori esterni quindi. Penso che le operazioni sullo stadio possono avere un impatto positivo, ma non che così si possa colmare il divario con le grandi squadre europee. Io non credo che il tifoso italiano voglia lo stadio per andarci al ristorante o a fare shopping. Per me bisogna essere rispettosi della nostra cultura, poi magari tra 10 anni cambierà, ma ora non andrà ad impattare il mercato del club. Poi magari sbaglierò e mi ricrederò”.
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