Luca Serafini, voce e penna storica che da sempre accompagna i colori rossoneri, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni, in vista del derby di Milano. Una gara che appare più equilibrata rispetto agli ultimi precedenti, che hanno visto prima l’Inter dominare tra il 2023 e il 2024 e poi il Milan che si è imposto con maggiore vigore nel corso dell’ultima stagione, uscendo imbattuto da ben 5 derby tra tutte le competizioni. Serafini ha analizzato l’inizio di stagione di rossoneri, tra notizie positive ed errori che sono costati qualche punto di troppo. Al centro dell’intervista anche il tema relativo allo stadio, dopo l’acquisizione dell’impianto da parte delle due società meneghine. Queste le parole di Luca Serafini, in esclusiva ai nostri microfoni.
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Cosa manca al Milan per vincere o per lottare per lo scudetto?
“Questo è un prototipo meravigliosamente incompleto. Allegri ha messo in pista una macchina che riesce a tenere il ritmo delle prime. L’Inter è decisamente strutturata, la Roma ha già qualche difetto in più. Nei rossoneri ci sono alcune imperfezioni. Però rispetto alla carriola che ha corso la scorsa stagione, Max è riuscito a rendere questa squadra competitiva. Manca cattiveria, a Parma è mancato il giusto spirito che invece si era visto a Udine. Allegri ancora oggi parla di quarto posto come obiettivo stagionale, ma sono sicuro che nello spogliatoio, la parola scudetto non sia assolutamente un tabù”.
Cosa ti è piaciuto di più e cosa ti è piaciuto di meno in questo inizio di stagione?
“Mi è piaciuta la solidità che la squadra è riuscita a ritrovare. Pioli aveva dato un corpo e un’anima a un gruppo che non era il più forte, ma si è dimostrato il più bravo. Allegri ha ridato questo. Non mi piace invece la discontinuità, il non capire il valore della propria forza”
Una riflessione sulla nuova posizione di Rafael Leao: “Io adoro Leao, è uno dei pochi giocatori che in base a come si sveglia, può veramente vincere le partite da solo. In questa nuova posizione mi piace molto, per quanto sia un po’ dettata dalle lacune della rosa. Con questo modulo il portoghese non può più fare l’esterno. Attenzione, non fa nemmeno i centravanti vero e proprio, deve semplicemente interpretare il ruolo in maniera diversa. In estate il numero 10 ha dato dei segnali importanti, poi è arrivato l’infortunio. Ora è ripartito bene, la coppia con Pulisic mi piace molto”.

Escludi la possibilità di vedere nel corso nella stagione un Milan con il tridente, magari con Pulisic, Gimenez e Leao?
“Al momento si, perché la forza e l’equilibrio del Milan passano dal centrocampo: Fofana, Modric e Rabiot. La linea mediana fa un lavoro determinante in fase difensiva e si vede anche dal ritorno di Tomori a certi livelli rispetto alle scorse stagioni. Anche Pavlovic è cresciuto molto. In fase offensiva ci sono delle soluzioni interessanti. Fofana e Rabiot sono ottimi incursori”.
Il tuo ricordo più bello legato al derby di Milano?
“Il 2-2 con De Vecchi. Era il 1979. All’epoca avevo 17 anni, è stato il celebre campionato della stella. Un derby sotto il diluvio universale, una partita dominata dall’Inter, che passa in vantaggio e poi raddoppia. Walter de Vecchi diventerà il grande eroe di giornata con due gol, uno su punizione e uno su azione, dalla stessa posizione, che permetteranno ai rossoneri di rimontare a meno di cinque minuti dalla fine. Un punto decisivo per la conquista dello scudetto. In più l’Inter, che se avesse vinto, sarebbe tornata in lotta per il titolo, uscì dal campo con un solo punto, dopo aver dominato la gara. Doppia libidine”.
Quali saranno i duelli decisivi nella gara di domani?
“Sicuramente a centrocampo, il reparto mediano dell’Inter è tra i migliori d’Europa con Barella e Chalanoglu. La buona notizia per Allegri è che non dovrebbe giocare Dumfries, che il Milan ha sempre sofferto molto. Non credo alla marcatura a uomo su Modric da parte dei nerazzurri. Il croato gioca davanti alla difesa e sprecare un uomo per pressare quella zona di campo non avrebbe molto senso. Lautaro e Thruam sono difficili da marcare, andrà fatto un grande lavoro di reparto. Lato Milan, Leao dovrà essere bravo a non dare punti di riferimento alla retroguardia di Chivu”.

Quanto sei legato a San Siro e quanto sei favorevole al nuovo impianto?
“San Siro è uno stadio ormai vecchio e superato. Durante il lockdown ho letto molti rapporti e relazioni di ingegneri e architetti che ne sottolineavano le mille criticità. È un impianto che in ogni caso tra 5 massimo 10 anni, andrebbe abbattuto. Io a San Siro, ci sono cresciuto, lo vivo da oltre 50 anni e sono legatissimo a ogni parte dello stadio, ho dei ricordi meravigliosi. Mi piange il cuore ma va buttato giù, come accaduto in tutte le più grandi città europee e non solo. Quando Sgarbi dice che questi stadi sono opere d’arte, secondo me sbaglia, parliamo in realtà di centri sportivi”.
Ancora sul tema stadio: “Poi c’è un’altra questione: perché Inter e Milan sono costrette ad avere un solo stadio? È un problema di natura burocratica e amministrativa. Milano ha avuto dei grandissimi sindaci, oggi Sala è il sindaco più mediocre che sia stato dal dopoguerra in avanti e non per una questione politica o ideologica, che si trova a dialogare con due entità inesistenti, le proprietà di Milan e Inter. La parte triste e questa, non l’abbattimento di San Siro”.

Quanto manca Maldini a questo Milan?
“Manca infinitamente. Da zero a cento, più di un milione. Paolo è la storia. Io ero un grande amico di Cesa Maldini, abbiamo sempre avuto un grandissimo rapporto. Ho visto Paolo crescere. Mi ha chiesto quanto manca? Ripeto: infinitamente”.
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