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ESCLUSIVA – Passerini: “La chiave del successo di Amorim? Fare ciò che con gli altri allenatori non è stato fatto”

passerini

In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto Carlos Passerini, giornalista del Corriere della Sera. Insieme a lui abbiamo analizzato alcuni dei temi più caldi che riguardano il Milan, dall’arrivo del nuovo allenatore alle strategie di mercato, fino alle indicazioni emerse nell’amichevole disputata pochi giorni fa contro ilCeltic. Ecco le sue dichiarazioni. 

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amorim

L’analisi di Carlos Passerini

Amorim in conferenza stampa ha parlato di obiettivo seconda stella, mentre Allegri nella scorsa stagione indicava come obiettivo la qualificazione in Champions League, poi sfumata. Si tratta di ambizioni diverse o di una lettura troppo ottimistica della realtà?

“Sono allenatori diversi con comunicazioni diverse, che un po’ rispecchiano il modo di allenare di entrambi. Non credo che Allegri non fosse ambizioso, lui è un allenatore conservativo, oltre che nel calcio, possiamo notarlo anche dal modo di comunicare. È molto cauto, anche a Napoli ha ripetuto: “vedremo dove ci troveremo a marzo e poi ci penseremo”, rispecchia il suo modo di pensare. Amorim ha un tipo di calcio diverso, idee diverse molto più offensive. Alla fine contano i risultati, non significa che uno è giusto e l’altro è sbagliato. I risultati dicono che lo scorso anno, la modalità conservativa e comunicativa di Allegri, non ha portato al risultato che doveva ottenere. Amorim viene da un altro mondo rispetto ad Allegri e questo un po’ lo pagherà, ma è un allenatore di valore che lo scorso anno veniva considerato uno dei migliori allenatori al mondo, con idee innovative che farebbero bene al campionato italiano”.

La stagione 2024/25 è stata chiusa all’ottavo posto, in panchina il Milan ha avuto due allenatori portoghesi, per questa stagione e le seguenti, il Milan ha deciso di affidarsi ancora a un tecnico della stessa scuola calcistica. Cosa rende Amorim diverso e perché questa volta potrebbe funzionare?

“Sono tre allenatori molto diversi. Quello che serve per far in modo che funzioni è quello che non è successo con Fonseca, ovvero il massimo sostegno da parte della società. Amorim rappresenta un allenatore di rottura rispetto ad Allegri e alla tradizione italiana. Deve essere fondamentale il supporto della società sul mercato e se le cose dovessero iniziale male, perché potrebbe succedere. L’idea del Milan è stata di puntare su un allenatore che ha un idea di calcio più europea. Per cui possa funzionare, non deve succedere quello che è in questi quattro anni ovvero che l’allenatore rimanga abbandonato a se stesso. Non so dirti se funzionerà, ma perché funzioni tutti devono remare dalla stessa parte”.

La presenza costante di Cardinale sarà poi la chiave delle vittorie, se ci saranno, in futuro?

“Me lo auspico, perché questo è uno degli aspetti che intendo quando parlo di società vincente che danno sostegno all’allenatore. La presenza della proprietà è fondamentale è stata sottovalutata negli anni da parte di Cardinale che lo ha ammesso. Lo ha detto in maniera molto chiara: “In quattro anni non ci sono stato, ho delegato e ho sbagliato”. Lo penso anche io che abbia sbagliato perché per le modalità comunicative del calcio italiano la presenza della società è fondamentale. Il calcio italiano lo si può rivoluzionare sotto la tattica, non dal punto di vista comunicativo e gestionale. Spesso le proprietà straniere hanno sottovalutato questo aspetto.”

Calciomercato e nuovi innesti

Sul futuro di Rafael Leão. Qualora rimanesse al Milan è ancora un giocatore che può portare un valore aggiunto per la squadra?

“Non credo che la stagione scorsa sia stata così negativa per lui, ha segnato una decina di gol, ha giocato in un ruolo non suo, ha avuto un infortunio. Credo che il suo tempo al Milan sia finito, non credo che sia sbagliata l’idea di entrambe le parti di chiudere questa esperienza. Quest’estate al Mondiale ha detto: “ho dato quello che dovevo dare al Milan”, quando un giocatore parla così c’è poco da risolvere. Il Milan ha fatto capire chiaramente che non vuole puntare più su di lui, lo ha fatto capire anche lo stesso Amorim. Secondo me serve l’intelligenza, lì sarà opportuno che la società la applichi, di ragionare su un piano B. Non è da escludere che Leão possa restare al Milan, perché se lui non vuole andare a giocare in Turchia, per adesso lui non è convinto, la possibilità che possa restare in rosa ci sono. A quel punto i dirigenti dovranno avere l’intelligenza di farsi trovare pronti, la società dovrà recuperarlo mentalmente, agonisticamente. Le grandi società devono fare così. Questo sarà uno dei primi banchi di prova di questo nuovo corso del Milan”.

I primi acquisti portano il nome di Gonçalo Ramos e Mario Gila. Il difensore spagnolo conosce benissimo la Serie A, per Ramos è la prima volta. Quanto può incidere questo aspetto e quali ostacoli potrebbe trovare Ramos nel suo percorso di adattamento?

“Per me Gonçalo Ramos è un grande attaccante. Un fuoriclasse a livello internazionale, un giocatore che nel nostro campionato potrebbe fare la differenza. È stato pagato troppo, 70 milioni non è il prezzo corretto. Starà quindi a lui dimostrare di valere quei soldi. Un episodio che mi ha fatto capire il suo valore è stato soprattutto al Mondiale, dove ero presente quando ha segnato il gol vittoria alla Croazia, quello è un gol da gran centravanti. Sicuramente dovrà conoscere il campionato italiano che è molto tattico, dove i difensori sono molto attenti, ma secondo me è una garanzia. Per quanto riguarda Gila è il difensore ideale per il calcio di Amorim, che prevederà tante rincorse all’indietro.”

Il futuro del Milan

La doppietta di Camarda, le parole di Amorim. Con il tecnico portoghese che attaccante ci dobbiamo aspettare per la prossima stagione?

“Sono contento che ha la fiducia che secondo me deve avere, soprattutto in un campionato come quello della prossima stagione dove ci sarà spazio per tutti. Sarà un vice Ramos, classica punta di testa che gioca da terminale offensivo. Avrà molta responsabilità offensiva e anche il peso della prima vera stagione da giocatore del Milan, perché mettiamo che non sarà titolare in tutte le partite, sarà la riserva ma in una stagione con 60 partite avrà il compito di non far rimpiangere il titolare, ovvero Ramos, dal quale dovrà imparare molto. Nel calcio italiano però serve dare fiducia ai ragazzi, anche a chi hai in casa, questo è uno dei problemi che spesso attanaglia il calcio italiano”.

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