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ESCLUSIVA – Stefano Ferrè: “Ecco la grande differenza tra Allegri ed Amorim. Lui può essere la rivelazione di quest’anno!”

Stefano Ferrè, data analyst di Math&Sport e volto noto delle trasmissioni live di Cronache di Spogliatoio quali “Elastici” e “Le Foot Toujours”, è passato ai microfoni di AllMilan.it. Tanti i temi trattati di natura tattica e non solo, con un particolare focus su alcuni calciatori che possono spiccare con l’arrivo del nuovo tecnico, Ruben Amorim. Queste le sue parole:

Il Milan quest’anno ha tanti giovani interessanti in rosa, da Camarda a Comotto, passando per Cissè e lo stesso Bartesaghi solo per citarne alcuni. Visto che Amorim ha spesso saputo valorizzare i giovani nella sua carriera, chi potrebbe essere la rivelazione di quest’anno?

Prima di tutto vorrei citare Athekame. Nello scorso campionato è partito con grandi lacune poi è andato in crescendo, ha dimostrato di essere un giocatore dalle spiccate doti offensive, soprattutto anche di essere tecnico. È un giocatore che ad oggi mi impressiona per quello che potrebbe fare nonostante sia stato criticato sin da subito. Credo che nella prossima stagione può assolutamente dimostrare di avere delle capacità importanti. Poi faccio altri due nomi che per caratteristiche possono essere molto adatti al nuovo Milan: Comotto e Ossola. Il primo è un calciatore moderno, è il classico mediano che al Milan un po’ manca: forte fisicamente, aggressivo senza palla e molto bravo col pallone.

Del secondo invece, che conosco molto bene, mi ha impressionato tanto lo switch che ha fatto l’anno scorso. Sembrava un giocatore destinato a rimanere in Primavera e conseguentemente avere uno sviluppo magari in squadre di Serie D, invece è cresciuto fisicamente, oltre ad avere già delle ottime capacità tecniche. È un giocatore che magari non spicca per velocità, ma ha i tempi giusti. Ama giocare sulla trequarti, nello spazio che definirei lo “spazio Amorim”: quella zona sia destinata per il fraseggio sia per l’imbucata. Ossola ama invadere il campo sia dall’esterno verso l’interno sia venendo da dietro e andando in avanti. Mi ricorda un po’ per caratteristiche i calciatori portoghesi: molto tecnico, magari non rapidissimo ma dalla tecnica sopraffina. Un “portoghese vintage”.

Chi vedo tra Camarda e Kostic più in alto nelle gerarchie? Credo che per le caratteristiche che vuole Amorim dalla sua punta, ovvero sia bravo in area ma anche che sappia lavorare bene di sponda, la mia fiches la gioco su Camarda. A mio parere in prospettiva è più simile lui a Gonçalo Ramos sia nel dominare l’area di rigore che nell’attaccarla. Anche dal punto di vista mentale vedo l’italiano più avanti: l’esperienza a Lecce e l’infortunio subito lo hanno sicuramente formato sotto tanti aspetti, specialmente quello psicologico, facendolo arrivare più pronto.

Quale può essere un prototipo di giocatore che manca nella rosa titolare del Milan per caratteristiche?

Secondo me al Milan mancano due principali interpreti: un tipo di centrocampista con le caratteristiche alla Hjulmand, alla Hojbjerg. Un centrocampista che sia bravo nel tenere la squadra corta e alta in non possesso, con intensità ma anche tecnica nello stretto. Il Milan ha già tanti centrocampisti in rosa, ma questo tipo un po’ manca: o si fa all-in su Jashari oppure lo devi prendere dal mercato.

Amorim gioca con un 3-4-2-1 che in possesso diventa un 3-2-5. Ha bisogno di giocatori che invadano la trequarti che possano essere sia esterni di centrocampo che stringono in mezzo, con i trequartisti che si allargano, o viceversa degli esterni “da binario” e dei trequartisti che giocano più dentro al campo. In ogni caso, serve un giocatore che abbia grande qualità tecnica tra le linee e che sappia combinare con il centravanti. Io avrei preso Aljabegovic, un calciatore perfetto per le caratteristiche di questo nuovo Milan.

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Ruben Amorim

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Proprio in continuità con quanto appena detto, Saelemaekers può avere un’evoluzione tattica sulla fascia sinistra sfruttando la sua capacità di rientrare dentro al campo col piede forte?

L’idea mi piace molto. Secondo me per fare l’esterno a tutta fascia sul piede forte (destro ndr) bisogna avere altre caratteristiche rispetto a quelle di Saelemaekers se vuoi dominare in termini di gol ed assist. Bisognerebbe avere tanta gamba, arrivare sul fondo con continuità e mettere la palla in mezzo, oppure chiudere eventuali azione sviluppate sulla fascia opposta. Il belga è un tuttofare, dal mio punto di vista è un giocatore super, il Milan l’anno scorso è calato quando è calato Saelemaekers. L’idea di metterlo a sinistra è intrigante per quanto detto in precedenza: sfruttare le sue caratteristiche di inserimento verso l’interno del campo.

Poi con un trequartista sinistro che si allarga, un Leao o un Nkunku, si può creare una sorta di treccia. A Saelemaekers inoltre piace molto andare in zone con tanta densità di uomini per sfruttare la sua tecnica. Da non sottovalutare anche la sua duttilità non solo per le fasce del centrocampo, ma anche per i due ruoli sottopunta. Può tranquillamente ricoprire 4 posizioni nel sistema di Amorim e l’idea di puntare su di lui può essere una mossa giusta.

Quale può essere la difficoltà maggiore per la squadra, in termini di compiti da svolgere, nel passaggio dal calcio di Allegri a quello di Amorim?

Se pensiamo a delle parole chiave per il calcio di Amorim, menzioniamo l’intensità e l’aggressività. Se pensiamo allo Sporting CP di Amorim diremmo che era una squadra tambureggiante, sia senza palla che con la palla era una squadra che correva, che aveva intensità e che correva tanto. Anche la riconquista immediata del pallone era un concetto cardine. Tutto questo comportava un innalzamento importante della linea difensiva, un baricentro molto alto per giocare nella metà campo avversaria.

Tutto ciò è molto lontano da quanto si è visto lo scorso anno con Allegri: la squadra era più attenta, disciplinata che sprigionava la sua potenza in ripartenza. Ad oggi credo che la cosa più difficile per il Milan sia accettare di avere una linea difensiva più alta. Anche per una questione inconscia: per una squadra abituata ad avere poco spazio tra la linea difensiva ed il portiere, che aveva quasi voglia di portarsi gli avversari in area e vincere i duelli difensivi, ritrovarsi ad avere 20, 30, 40 metri di spazio da coprire alle spalle è un rischio che deve voler correre. Un tema importante saranno i braccetti ed il loro lavoro.

Alla luce di ciò, Gila con le sue caratteristiche atletiche e di anticipo dell’avversario, può essere considerabile oltre che braccetto destro, anche per il ruolo di centrale difensivo? Una linea composta da Pavlovic, Gila e Tomori può essere la scelta giusta avendo tanti metri da coprire alle loro spalle?

Dei tre centrali, per me due devono avere grandi capacità di inizio azione. Dunque questo terzetto come idea per me regge poco. Pavlovic non ha grandi capacità di inizio azione se non in conduzione palla, tuttavia lui resta una pedina importante sia per i duelli aerei sia per velocità. Su Tomori nutro qualche dubbio per questioni di palleggio e capacità di impostazione.

Se devo pensare ad un’aggiunta penso proprio a quella zona dove agisce Tomori, ossia braccetto destro. Per quanto riguarda Gila, lo vedo più centrale dei tre che braccetto, con lo stesso Gabbia che magari può spostarsi lui come terzo destro. Gila lo immagino al centro, come leader della difesa che gioca davanti al portiere. Avere un difensore centrale che lavora in anticipo come lo spagnolo costringe gli avversari ad andare palla lunga e dunque poter giocare di meno. Le caratteristiche principali della difesa del Milan saranno velocità e tecnica. In definitiva, io immagino uno solo tra Tomori e Pavlovic titolari, insieme a Gila ed un terzo profilo più tecnico e di impostazione.

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