Indossare la maglia del Milan è stato il sogno di molti ragazzi cresciuti a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Il grande mito del Diavolo, vincente in Europa e nel mondo, ha rappresentato l’aspettativa massima per molti anni e tutt’ora conserva il suo fascino. Tra i giocatori ad aver avuto la fortuna di indossare la casacca rossonera c’è anche Marcio Amoroso, nonostante la sua parentesi meneghina sia stata piuttosto breve.
L’attaccante brasiliano è stato il protagonista di un’intervista realizzata dalla Gazzetta dello Sport. Sbarcato a Milano nel gennaio del 2006 per sostituire Vieri, il classe ’74 trova poco spazio tra le file di Ancelotti e termina la stagione con appena 4 presenze ed 1 gol. Rete, questa, pesantissima, arrivata all’ultima giornata contro la Roma nella vittoria per 2-1. I tre punti permisero al Milan di qualificarsi alla prossima Champions League, che un anno dopo avrebbero alzato nel cielo di Atene. Ai microfoni dei colleghi della rosea, Amoroso ha parlato così della sua avventura al Milan:
LEGGI ANCHE – Milan, sei club interessati al giovane talento rossonero: la situazione
“Era l’inverno del 2006, prima del Mondiale in Germania. Essere chiamato dal Milan è stato un orgoglio: sognavo di indossare quella maglia. Sono cresciuto con i gol di Van Basten e le magie di Savicevic. Ho giocato poco? Pazienza, ero al Milan. E Galliani con me era stato chiaro. ‘Vieni, ci serve una quarta punta’. Accettai con entusiasmo. Carlo (Ancelotti, ndr) mi preferiva Sheva, Inzaghi e Gilardino. Mi sarebbe piaciuto, forse, avere un po’ più di spazio in quei mesi. Perché mi allenavo sempre al massimo, ma non venivo considerato. Pensi che segnai io il rigore che mandò la squadra in Champions, 2-1 contro la Roma di Spalletti. Mi spiace non essere stato considerato per la rosa dell’anno dopo… che la coppa poi l’ha vinta”.
Seguici anche sui nostri profili Instagram, Facebook, Tik Tok,YouTube e X
