Oltre alla grande guida tecnica di Pioli, Maldini e Massara, in questo triennio anche i piani alti della società hanno fatto il loro dovere per rialzare il nome del Milan che, dopo anni di grande lustro, era finito nell’ombra a causa della mancanza di risultati e di una rosa non di livello europeo. L’amministratore delegato dei rossoneri Giorgio Furlani è intervenuto ai microfoni di The Athletic, dove ha rilasciato una lunga intervista su vari temi tra cui la questione nuovo stadio, il suo ruolo da Ad, i diritti tv e i suoi ricordi più belli da quando è rossonero.
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Sulla questione stadio:
“L’altro giorno un collega mi ha inviato una presentazione del 2018. Diceva che nel 2022 avremmo giocato in un nuovo stadio. Era ambizioso, ma per il 2023 pensavamo di esserci e non ho visto nemmeno un mattone. È una cosa pazzesca. Ti guardi indietro e pensi: “Quattro anni! È un tempo lunghissimo. Questo è un problema tutto italiano. L’Italia deve cercare di capire come fare per realizzare gli stadi. C’è una legge sugli stadi. Il senso è che se sei bloccato, c’è un modo per accelerare e tagliare le lungaggini burocrazia, ma non funziona. Ci sono diversi gruppi proprietari disposti a investire denaro. Di solito si tratta di gruppi proprietari stranieri, quindi di capitali esteri. È denaro che entra nel Paese per lo sviluppo, le infrastrutture, la creazione di posti di lavoro, il PIL, il branding – e di fatto il sistema dice: ‘Non vogliamo i vostri soldi“.

Sui progetti per lo stadio:
“Si stanno valutando tutte le opzioni, compreso il vecchio San Siro, che è un progetto aperto. Non è morto“.
Sul ruolo di amministratore delegato:
“La gente dice che svolgere la funzione di amministratore delegato del club per cui si tifa dev’essere il lavoro dei sogni. Io ho sempre detto: ‘Guarda che il lavoro dei sogni era quello di attaccante‘. È molto speciale e un po’ difficile da descrivere. È un onore e una responsabilità. Storicamente il calcio è un’industria di decisioni emotive, guidate dall’istinto. ‘Cosa dicono i media? Cosa vogliono i tifosi?”. I club tendono a seguire l’istinto e poi a razionalizzarlo a ritroso, creando una logica per esso quando la logica non c’è“.
Su Elliott e RedBird:
“Elliott ha fatto quello che gli riesce meglio, cioè la fase di turnaround. RedBird è un investitore seriale nei media, nello sport e nell’intrattenimento. La convergenza di questi tre aspetti può portare il club a un livello superiore“.
Sulla notte di Atene 2007:

“Lo spagnolo mi tornò utile quella notte e nel 2007. Ero nel deserto di Atacama, in Cile, e cercavo un posto con la tv. Non potevo perdermi Milan-Liverpool“.
Sul diritti tv:
“I diritti tv della Premier League sono tre volte superiori a quelli della Serie A. Il Milan viene superato dalle offerte di Bournemouth, Leeds, Brighton e Brentford oltre che da Manchester City e Manchester United. Questa è la realtà e il potere economico è in gran parte alimentato dai diritti tv“.
Sulla pirateria:
“È un problema enorme in Italia. Non è l’unica cosa, l’altra questione è quella degli stadi“.
Sul fatto ch RedBird amministri anche il Tolosa:
“Non c’è condivisione di conoscenze, né gruppi di lavoro“.
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