Il sogno Scudetto è una fiamma flebile, che rischia di spegnersi da un momento all’altro. L’Inter è a 7 punti di distanza e con il derby in programma tra poco più di due settimane, i nerazzurri rischiano di fuggire, lasciando la concorrenza alle spalle. Mentre i tifosi sperano nel presente e nel futuro, inevitabilmente guardano al passato. Oggi, infatti, è una data spartiacque per la storia rossonera, come sottolineato da Ariedo Braida, intervistato al Corriere della Sera.
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Ariedo Braida, cosa rappresenta per lei la data del 20 febbraio 1986?
“È il giorno spartiacque della mia vita, un passaggio della mia esistenza impossibile da cancellare”
Come iniziò la sua avventura in rossonero?
“All’epoca lavoravo nell’Udinese, era appena andato via Zico. Ero stato contattato dal presidente Viola che mi aveva proposto un ruolo dirigenziale nella Roma. Ma quando mi chiamò Adriano Galliani per offrirmi una posizione nel Milan, non ebbi esitazioni”
Braida, poi, ha raccontato il momento in cui ha conosciuto Galliani.
Come vi eravate conosciuti?
“Ai tempi del Monza. Ero il centravanti della squadra ma, al contrario dei miei colleghi che si dilettavano in infinite partite a carte, la sera preferivo andare a cena con i dirigenti. Avevo la curiosità di ascoltare e imparare da persone più esperte e istruite le logiche aziendali. Mi presero in simpatia e fu Adriano poi a consigliarmi di smettere di giocare per iniziare a fare il direttore sportivo. Il binomio Galliani-Braida, a livello dirigenziale, iniziò nel 1981 in Brianza”
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