PRIMA PAGINA

Gravina rompe il silenzio: “Ho sbagliato io due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia…”

Gravina

Il fallimento della Nazionale italiana nella corsa ai Mondiali 2026 ha provocato un’ondata di reazioni che va ben oltre il semplice risultato sportivo. L’eliminazione ai playoff ha infatti riaperto interrogativi profondi sullo stato del calcio italiano, coinvolgendo non solo i giocatori e lo staff tecnico, ma anche i vertici istituzionali. In questo clima teso, il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha scelto di intervenire pubblicamente dopo aver annunciato le proprie dimissioni.

Nel corso dell’intervista, Gravina ha adottato un tono ironico per rispondere alle critiche ricevute, sottolineando i limiti del suo ruolo rispetto a ciò che accade in campo: “Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più”. Una dichiarazione che, pur nella sua natura sarcastica, evidenzia il tentativo di ridimensionare le responsabilità dirette della dirigenza nelle dinamiche di gioco.

LEGGI QUI – Fofana, futuro in bilico: permanenza o addio? Le ultime di Matteo Moretto

Tuttavia, il presidente uscente ha ampliato il discorso, spostando l’attenzione su un problema culturale più ampio: “Bisogna dirlo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali”. Parole che riflettono una visione critica del rapporto tra sport, istituzioni e opinione pubblica.

Ripercorrendo la sua decisione di lasciare l’incarico, Gravina ha aggiunto: “Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Avevo pensato di farmi da parte già prima dei playoff… Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis”. Infine, ha descritto il peso personale della vicenda: “Vivo quasi da recluso… Ma non posso tollerare di essere definito indegno”. Una chiusura che restituisce il lato umano di una crisi che resta ancora tutta da risolvere.

Seguici anche sui nostri profili InstagramFacebookTik Tok,YouTube e X