Ruud Gullit, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, ha commentato la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio. Soffermandosi sulle cause profonde della crisi azzurra e indicando la strada da seguire per rilanciare l’intero movimento calcistico nazionale.
L’ex fuoriclasse olandese ha espresso un pensiero molto chiaro: secondo lui il calcio italiano deve tornare alle proprie radici, recuperando quelle caratteristiche storiche che hanno reso l’Italia una delle nazionali più vincenti e rispettate al mondo.
Gullit netto: “L’Italia deve ritrovare il proprio DNA”
Nel corso dell’intervista, Gullit ha spiegato come l’Italia debba smettere di inseguire modelli non adatti alla propria tradizione calcistica e ripartire invece dai suoi punti di forza naturali.
Per l’ex campione del Milan, il vero DNA del calcio italiano è sempre stato fondato su grandi difensori, portieri di altissimo livello e attaccanti capaci di incidere nei momenti decisivi. Elementi che nel corso della storia hanno costruito i successi della Nazionale e dei club italiani in Europa.
Un’identità precisa che, secondo Gullit, negli ultimi anni si sarebbe progressivamente smarrita.
Il riferimento a Bonucci e Chiellini
Per rafforzare il proprio ragionamento, Gullit ha citato l’ultimo grande trionfo dell’Italia: la vittoria dell’Europeo. Secondo l’olandese, quel successo è arrivato grazie anche alla presenza di leader difensivi come Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini, simboli di esperienza, personalità e cultura del difendere.
Due giocatori che hanno incarnato perfettamente la tradizione italiana nel leggere le partite, guidare il reparto arretrato e trasmettere sicurezza all’intera squadra.
Il messaggio è chiaro: senza basi solide dietro, difficilmente si costruiscono cicli vincenti.
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Maldini e Cannavaro esempi della grande scuola italiana
Gullit ha poi ricordato altri due monumenti del calcio italiano come Paolo Maldini e Fabio Cannavaro. Il primo è universalmente considerato uno dei difensori più forti della storia, mentre il secondo riuscì addirittura a vincere il Pallone d’Oro.
Due esempi che raccontano perfettamente il valore della scuola difensiva italiana, per decenni punto di riferimento mondiale per tecnica individuale, tattica e mentalità competitiva.
Secondo Gullit, l’Italia dovrebbe ripartire proprio da questo patrimonio culturale e calcistico.
No al tiki taka forzato: “Non è per tutti”
Uno dei passaggi più forti dell’intervento riguarda la critica ai modelli di gioco copiati senza criterio. Gullit ha sottolineato come oggi molte squadre provino a impostare l’azione dal basso e a praticare un calcio di possesso estremo, cercando una sorta di tiki taka fin dentro la propria area di rigore.
Una filosofia che può funzionare solo con interpreti di altissimo livello e con una struttura tecnica adeguata. Non tutte le nazionali o i club, secondo lui, possono permetterselo.
Per questo l’Italia dovrebbe evitare imitazioni e costruire un progetto coerente con la propria identità storica.
Il messaggio al calcio italiano
Le parole di Gullit rappresentano una riflessione dura ma lucida. Il calcio italiano, per tornare competitivo stabilmente, deve valorizzare ciò che lo ha reso grande: organizzazione difensiva, portieri affidabili, talento offensivo e cultura tattica.
Non si tratta di rinunciare all’evoluzione moderna del gioco, ma di adattarla alle proprie caratteristiche. Solo così l’Italia potrà ritrovare credibilità internazionale e tornare protagonista nei grandi tornei.
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