INTERVISTE PRIMA PAGINA

Il giornalista: “Per Inter e Milan, tra una partita qualsiasi di Serie A e la semifinale di Supercoppa, conta sempre di più il campionato”

Presunzione o scelta strategica? È la domanda che pone Stefano Agresti sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, analizzando l’eliminazione di Milan e Inter dalla Supercoppa Italiana e il diverso approccio mostrato dalle squadre scese in campo a Riad. Un’analisi lucida e critica, che mette al centro le rotazioni e le priorità dei grandi club.

LEGGI ANCHE – Mbappé come Cristiano Ronaldo, goleador nato il francese: il dato

Secondo Agresti, il messaggio lanciato da rossoneri e nerazzurri è stato chiaro: il campionato conta più della Supercoppa. Una scelta legittima, ma non priva di conseguenze. Così, in semifinale, il Milan ha lasciato inizialmente in panchina Modric, insieme a Fofana e a un Bartesaghi affaticato; il giorno dopo è toccato all’Inter rinunciare a Lautaro Martinez, con Akanji e Calhanoglu non ancora al meglio. Decisioni che, col senno di poi, pesano come macigni.

L’analisi

“Probabilmente non è un caso se vengono eliminate prima il Milan e poi l’Inter”, sottolinea Agresti. A fare la differenza, infatti, è stato l’atteggiamento di chi ha creduto fino in fondo nell’obiettivo. Napoli e Bologna hanno affrontato la Supercoppa come una priorità assoluta, senza risparmiare energie. Gli azzurri hanno forzato il recupero di Lobotka pur di averlo contro il Milan, mentre il Bologna ha vissuto la semifinale contro l’Inter come un nuovo appuntamento con la storia.

Il risultato è una finale che, paradossalmente, ricalca la tradizione: i campioni d’Italia contro i vincitori della Coppa nazionale, Napoli contro Bologna, come se il formato a quattro squadre non fosse mai esistito. In palio, lunedì, il primo trofeo della stagione.

Per Antonio Conte, un eventuale successo garantirebbe maggiore serenità nella gestione dei prossimi impegni, pur senza rappresentare il giudizio definitivo sulla stagione di un club ambizioso come il Napoli. Per Vincenzo Italiano, invece, sarebbe un trionfo autentico: due coppe in sette mesi rappresenterebbero qualcosa di straordinario per un Bologna che non alzava un trofeo da mezzo secolo.

A Milan e Inter resta la delusione. Hanno perso un’occasione, scrive Agresti, forse per presunzione, forse per un rischio calcolato. Ma il verdetto finale è impietoso: un rischio calcolato male. In un calcio sempre più compresso tra impegni e priorità, anche le scelte strategiche finiscono inevitabilmente sotto il giudizio del risultato.

Seguici anche sui nostri profili InstagramFacebookTik Tok,YouTube e X