Sembra proprio che la città di Milano abbia sparigliato le credenze mitologiche. Nell’antichità, la cultura ellenica era legata ad un bel giovanotto alato, nudo, munito di arco e frecce con il quale trafiggeva il cuore dei mortali e degli dei. Eros, per i romani Cupido, era il dio dell’amore. I suoi dardi suscitavano l’amore travolgente tra uomini e divinità.
Eppure a fine anni novanta e per tutto il ventunesimo secolo, Milano ha ribaltato convinzioni secolari. Pur non avendo ali e non essendo dotato di arco e frecce, dalla sua isola galleggiante di Eolia, il buon Eolo si riscopre dispensatore di amore. Il vento al posto delle frecce e il cuore come unico obiettivo. Non fa differenza che si chiami Eros, Cupido o Eolo, la Milano rossonera ha aperto il cuore a quel ragazzo nato a Dvirkivščyna, a qualche km da Kiev, dal volto dolce e per bene.
Andriy Shevchenko è un vento travolgente, proveniente da est, fresco, umido, presagio di tempeste di gol e successi che hanno fatto innamorare tifosi di ogni generazione.
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“Non è brasiliano però, che gol che fa. Il fenomeno lascialo la, qui c’è Sheva”. Così cantava San Siro davanti ad ogni suo gesto tecnico. Nessuna invidia per quel Ronaldo il fenomeno simbolo dell’altra sponda del Naviglio. Shevchenko era simbolo di rinascita, di forza assoluta. Con lui in campo nessuno avvertiva la possibilità di poter uscire sconfitto dal rettangolo di gioco. Bellissimo il profilo tracciato da Luca Serafini su “La complessità del calcio” . Con un articolo, che consigliamo vivamente di leggere, definisce il campione rossonero “SHEVCHENKO, LA LEGGENDA DI UN ANGELO SPIETATO”.
Con la maglia del Milan ha messo a segno 127 gol in 226 partite vincendo uno scudetto, due volte capocannoniere della Serie A, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, una Supercoppa Europea, un pallone d’oro e quel trofeo alzato al cielo di Manchester che ha regalato ai tifosi rossoneri i due occhi più belli di sempre.
Il suo sguardo di ghiaccio alternato tra l’arbitro Merk e Gianluigi Buffon. Due o tre movimenti del volto, quel fischio e… apoteosi:
“Ricordo che mi sono passato la lingua sul labbro, e mi sono reso conto che avevo la bocca completamente secca. Ho fissato l’arbitro, perché il rumore dei tifosi copriva tutto e non avevo sentito il fischio. Lui mi ha fatto un cenno. E allora sono partito. A metà del tiro, con la palla ancora per aria, vedo Buffon che va giù dall’altra parte e capisco prima degli altri che è fatta, che quell’istante rimarrà per sempre“.
Ci puoi giurare, rimarrà per sempre! Con tutto il calore e l’amore, potenza di uno sguardo avvolto dal quel soave vento dell’est.
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