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Kaladze: “Il mio Milan era una famiglia. Berlusconi? Prima di tutto un grande uomo”

Kaladze

Lo scorrere del tempo gli ha lasciato appena qualche filo d’argento tra i capelli. Il fisico, invece, è rimasto quello di sempre: solido, asciutto, pronto alla battaglia. Il 4 febbraio 2001 Kakhaber Kaladze esordiva con la maglia del Milan. Venticinque anni dopo, la Gazzetta dello Sport lo intervista in un hotel del centro di Milano, scelto dall’ex difensore georgiano per un tuffo nei ricordi.

«Ricordo benissimo quella partita: vincemmo 1-0 contro la Reggina con un gol di Leonardo e fui molto soddisfatto della mia prova».

Oggi Kaladze è sindaco di Tbilisi, ma Milano resta casa sua. «Vengo spesso qui. Questa città mi ha dato tantissimo. Sono arrivato ragazzo e sono andato via uomo».

“Non è più il mio Milan”

Dieci stagioni in rossonero, due Champions League, scudetti e trofei. Ma il calcio, dice, è cambiato.

«Ovviamente non è più il mio Milan, perché non c’è più Silvio Berlusconi. E in generale è cambiato tutto il calcio italiano. Quando arrivai io, la Serie A era il miglior campionato d’Europa. C’erano campioni ovunque, non solo nelle big ma anche a Parma, Fiorentina, Lazio, Roma. Oggi la qualità tecnica è più bassa».

Eppure l’ultima Champions rossonera porta la firma di un attaccante poco “accademico” come Inzaghi.

«Pippo era incredibile. In allenamento lo prendevamo in giro perché non riusciva a fare dieci palleggi. Ma aveva qualcosa di innato: era un attaccante formidabile».

Il più difficile da marcare? «Direi Ibrahimovic. In un derby perso 2-1 mi fece soffrire tantissimo».

“La Champions senza il Milan? Manca qualcosa”

Vedere oggi il Milan fuori dalla Champions gli fa effetto. «Certo che sì. L’ultima giornata del girone è stata uno spettacolo, ma a un certo punto ho pensato: manca qualcosa. E quel qualcosa era il Milan. Allegri ha ragione: tornare in Champions è un dovere».

Nel frattempo un altro georgiano ha alzato la coppa dalle grandi orecchie: Kvaratskhelia. «Sono stato felicissimo per lui. Lo conosco personalmente, suo padre giocava con me. È un ragazzo per bene, fin troppo timido. Però per ora resto l’unico georgiano ad aver vinto due Champions», scherza.

“Allegri ha riportato mentalità”

Kaladze vede segnali positivi nel lavoro di Allegri. «Quando arrivai io, le cose non andavano benissimo. Poi fu decisivo l’arrivo di Ancelotti. Anche oggi il Milan viene da anni difficili, ma Allegri sta facendo un grande lavoro: ha riportato mentalità e spirito di squadra. È il primo passo per vincere».

Il paragone con il suo Milan, però, resta complicato. «Non era solo una questione di talento. Eravamo una famiglia, uscivamo spesso insieme. L’unione faceva la differenza».

Tra i giocatori attuali cita Pulisic, Modric e Maignan. E Leao? «È fortissimo, sia fisicamente che tecnicamente. In Italia viene criticato troppo. È fondamentale per un Milan che vuole tornare a vincere».

Un nuovo Kaladze? «Dico Pavlovic: mancino, fisico, deve crescere ma è sulla buona strada».

Maldini e Berlusconi, i maestri

Il ricordo di Paolo Maldini è ancora vivido. «Avevo il suo poster in camera. Quando arrivai al Milan capii subito perché fosse così grande: umile, eccezionale come persona prima ancora che come calciatore. Mi ha insegnato tanto».

E da Berlusconi? «Molto. Nel 2008, durante la guerra in Georgia, gli chiesi se potesse fare qualcosa vista la sua relazione con Putin. Lo chiamò davanti a me e poco dopo fu firmata la pace. Per me Silvio non è stato solo un grande presidente e politico. Prima di tutto è stato un grande uomo».

Milano resta nel cuore. Il Milan pure. E anche se oggi indossa la fascia tricolore di sindaco a Tbilisi, per Kaladze il rossonero non è mai sbiadito.

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