EDITORIALE PRIMA PAGINA

La solitudine di un uomo

A volte un uomo è da solo perché ha in testa strani tarli, perché ha paura del sesso o per la smania di successo”. L’inizio del capolavoro targato Pooh ricorda vagamente il vissuto attuale di un uomo che non è più così “On Fire”. Sembrano lontanissimi i giorni in cui il brano di Gala faceva ribollire San Siro con quel minuto di dance music che per molti valeva già il prezzo del biglietto. Ora sembra essere un uomo solo con l’illusione di guidare un gruppo di ragazzi che alla prima difficoltà mette la testa sotto la sabbia.

L’estate appena trascorsa, unita ai primi tre successi in campionato ha avuto lo stesso processo o se vogliamo, lo stesso scopo della polvere sotto il tappeto.

La rivoluzione dirigenziale di giugno, per quanto legittima, forse inizia a presentare il suo conto. Con la promozione in “prima linea” di Furlani, Moncada e D’Ottavio sicuramente ti sei garantito la capacità di scouting, conoscenza calcistica e capacità manageriali. Le tante operazioni di mercato, in entrata e uscita, lo testimoniano.

Il risvolto negativo della medaglia sembra poter avere un peso specifico fin troppo importante. Iniziamo col dire che nei curriculum dei tre massimi dirigenti rossoneri non vi è traccia di esperienze in prima linea in un club. Dopo un prima parte di mercato segnato da un grande tempismo sulle operazioni, poi gli errori di inesperienza sono venuti fuori. Esempio? Dopo un anno di innumerevoli problemi i fisici, continuare ad ignorare la vera spendibilità di Kjaer è stata una grande ingenuità. Ingigantita dalla partenza di Gabbia sostituito da un ragazzo tutto da formare come Pellegrino. A questo aggiungiamo l’assenza di un vice Theo e il “peccato mortale” di voler affondare il colpo per l’attaccante solo all’alba del 30 agosto. Con i risultati che tutti conosciamo.

Ma torniamo all’area gestionale. Nella rivoluzione di giugno ne esce indenne il coach. Manca una figura alla Maldini, anello di congiunzione tra il campo e i vertici? Nessun problema. Sarà il coach a vedere potenziato il suo ruolo che da questa estate ha visto allargare il suo campo d’azione. Più potere nella stanza dei bottoni anche e soprattutto in termini di scelte.

Ciò che è stato gravemente ignorato è il percorso da gennaio sino a fine stagione. Da uomo praticamente solo già da allora (voci ben accreditate hanno sempre confermato la volontà di Maldini di portare in panchina Andrea Pirlo) in 31 incontri ufficiali, fatte salve le quattro esaltanti partite di Champions (Tottenham e Napoli) e i match contro Lazio, Atalanta e Napoli, il resto è stato un percorso molto più vicino all’agonia. Umiliati ben quattro volte dall’Inter (0 gol fatti tra Campionato, Champions, Supercoppa e 7 subiti), la pesantissima sconfitta interna per 5-2 targata Sassuolo, il 4-0 a Roma contro la Lazio, partite mai giocate con conseguenti sconfitte a Firenze e Udine passando per i pareggi interni contro Cremonese ed Empoli e la sconfitta a La Spezia. Senza dimenticare l’eliminazione in Coppa Italia a San Siro, in superiorità numerica contro il Torino.

Percorso negativo che ha avuto il suo riflesso nella nuova stagione, proseguendo nel solco tracciato dallo scorso gennaio. Alla dodicesima giornata, i 23 punti conquistati sono il peggior score dalla stagione 2020/21 (28, 32, 26 punti).

Un nuovo corso picconato pesantemente da numeri e fatti che fanno impallidire. Resta saldo il ruolo del coach, figura forte e di riferimento? Macché. Resta l’illusione della scelta di inizio estate visto che l’operazione Ibra mette tutto pesantemente in discussione nonostante le deboli smentite.

Praticamente un uomo solo. L’inesperienza del nuovo corso dirigenziale ha trovato la massima sublimazione a Lecce. Nonostante un periodo molto delicato dove la compattezza di tutto l’ambiente sarebbe dovuta risultare di vitale importanza, sabato scorso al via del Mare hanno fatto molto rumore le assenze dell’AD Giorgio Furlani impegnato ad inaugurare Casa Milan a Dubai, il DT Goeffrey Moncada in giro in Europa a visionare calcio, il Vice Presidente onorario Franco Baresi in Cina in rappresentanza del club e il Presidente Paolo Scaroni a Milano.

La narrazione della solitudine di un uomo, un uomo solo a traghettare un squadra in mari che minacciano tempesta.

“Dio delle città e dell’immensità…”

Segui la nostra pagina Facebook per non perderti nulla del mondo Milan!