Non è esercizio di facile attuazione racchiudere in una parola l’estate del Milan. Quando ancora persisteva una flebile speranza per il raggiungimento di una vittoria di prestigio nel corso della passata stagione, in vista del mercato estivo che avrebbe e starebbe lucidando la nuova “carrozzeria” di squadra, il pensiero unanime si arroccava intorno al concetto di ritocco.
La rosa, prima a disposizione di Stefano Pioli e oggi nelle mani di Paolo Fonseca, è stata da tutti riconosciuta come espressione di ottime qualità tecniche. La vera rivoluzione tecnica era già avvenuta la scorsa estate. Le porte girevoli di Casa Milan hanno avuto parecchio da lavorare per via dell’andirivieni tra calciatori in entrata e in uscita. Circa venti operazione come solide fondamenta che avrebbero giustificato i famosi ritocchi a stagnare le falle già evidenziate. Tre i papabili ingressi. Un difensore centrale e un attaccante in sostituzione dei partenti Kjaer e Giroud. A questi si aggiunge il terzo o forse il primo obiettivo visto che dalla partenza di Kessie quella casella è rimasta vuota. La diga di centrocampo, il calciatore che di mestiere faccia da filtro alla difesa.
ASPETTATIVE RIBALTATE
Con lentezza o se preferite con pazienza, con Morata e Pavlovic si sono occupati due dei tre slot preventivati. E qui che nasce la stranezza di un mercato rossonero che di ritocco ha proprio poco. Per primo, quello che doveva essere l’obiettivo principale, ovvero il centrocampista difensivo, regala puntate di una telenovela dai continui tira e molla alquanto snervanti. Il termometro della tensione sale se si pensa che è dall’estate del 2022 che tra traccheggiamenti economico finanziari, infatuazioni sportive, il Milan resta gravemente deficitario in quella posizione. E tra meno di un mese calerà il sipario su questa sessione di mercato dopo aver disputato già tre partite di campionato.
Ma la stranezza e se vogliamo, i dubbi, aumentano se si pensa all’impronosticata mole di operazioni da attuare. In difesa l’alternativa a Sportiello (Scuffet?), l’alter ego di Calabria e sostituto dell’infortunato Florenzi (Emerson Royal). Al centro il completamento dell’operazione Pavlovic e la possibile uscita di Thiaw oltre a quella già avvenuta di Simic. A questo punto oltre alla staffetta Kjaer – Pavlovic, che si fa qualora uscisse Thiaw? Si vuole perseverare nel rischio già preso la scorsa stagione rimanendo corti dietro o si cercherebbe un altro innesto?
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A centrocampo, oltre all’ingresso del Fofana di turno si parla con insistenza di Samardzic come possibile innesto di qualità previa uscita di uno tra Bennacer, Adli e Pobega. Pare che non si fermi a Morata l’attacco rossonero e al riscatto di Jovic. Potrebbe esserci spazio per un terzo attaccante o semplicemente un secondo con l’uscita del centravanti serbo ex Real Madrid e Fiorentina. Insomma un ritocco alla squadra che in realtà ha messo in cantiere oltre una decina di potenziali operazioni tra acquisti e cessioni. E se si considera che ad oggi, 31 luglio, a poco più di 29 giorni alla chiusura del mercato (30 agosto) alla casella arrivi sono presenti i soli Alvaro Morata e Strahinja Pavlović (alle 14 è attesa a Casa Milan per la firma sul contratto), se la matematica non inganna, servirà un’accelerata notevole. Altro che “non c’è fretta”.
Bisognerebbe chiudere un’operazione ogni tre giorni e visto il periodo, si va verso un operato da record olimpico. Questa deve essere l’estate del salto di qualità. Non sarebbe più ricevibile il concetto di progetto in divenire. La rosa che dal 31 di agosto sarà affidata a Fonseca deve essere completa e competitiva senza troppe “pezze colorate” dell’ultimo momento a rattoppare le mancanze di mesi di “tranquille” contrattazioni.
“YES MAN” A CHI?
Le chiavi del nuovo Milan pare fossero state affidate al perfetto “yes man”. Un curriculum per niente compatibile con ambizioni e sogni. Ed è bastato uno stipendio inferiore a quello del suo predecessore per considerare Paolo Fonseca un fessacchiotto qualunque. Serviva uno che accettasse passivamente le decisioni della dirigenza e il tecnico portoghese era il profilo perfetto su piazza. Va aggiunta la sua capacità di lavorare e valorizzare i giovani. Anche a sostituzione di big come Maignan e Theo (già pronti a sbarcare su isole calcistiche lussuose) per imporre, come ogni anno, la stucchevole narrazione di un Milan dal modus operandi simile ad una provinciale.
“Penso che il Milan meriti più rispetto, perché i suoi giocatori sono stati costantemente accostati ad alcuni club senza nessuna offerta o approccio formale. La realtà è che il Milan non ha bisogno di vendere per comprare. Maignan e Theo Hernandez sono giocatori chiave per loro e la situazione è sotto controllo”. Queste le parole del noto giornalista Fabrizio Romano a spazzare via illazioni e fantomatici scenari. Con serietà, discrezione e lavoro il noto “fessacchiotto yes man” ha iniziato non soltanto ad incidere sulla nuova idea tattica del Milan ma si è espresso su nomi, cognomi e ruoli di quei calciatori che necessita la rosa per portare a compimento il suo lavoro.
Un’incidenza che porterà la sua firma autografa in tutto e per tutto. Basti pensare alla volontà di portare a Milano Emerson Royal nonostante in quel ruolo ci fossero già Calabria, Florenzi, Kalulu e anche il giovane Jimenez. A parte l’imprescindibile diga in mediana (Fofana), l’imput di lasciar andare uno tra Bennacer o Adli per un altro innesto di qualità a centrocampo (Samardzic?) o riguardo il nome di Tammy Abraham in attacco, penso sia arrivato al quarto piano di Casa Milan in un inequivocabile portoghese. Stessa lingua utilizzata per consigliare ai dirigenti ti riporre in un cassetto l’idea di far cassa con Saelemaekers perché a tutti gli effetti sarà un degno componente della rosa.
Lo “yes man” ha imparato in fretta ad ascoltare e far dire “yes” ai suoi diretti interlocutori. Questo è solo il buongiorno e nulla più. Alcuni si sono già affrettati a vedere delle somiglianze con l’estate di Giampaolo. Altri dai loro trespoli social insultano e prevedono la fine del mondo. Mi limito a far notare solo l’esigenza di un’accelerata per portare a casa gli obiettivi fondamentali per questa squadra e che la descrizione del “fessacchiotto” Fonseca è stata sgretolata dai fatti di questo primo mese di lavoro.
Farà bene o male. Sarà una stagione positiva o negativo impossibile saperlo con buona pace e forse un pizzico di invidia per i tanti, forse troppi, che quotidianamente ci portano notizie dal… futuro!

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